mercoledì 2 ottobre 2013

FADEAWAY JUMPER



COSA SUCCEDE IN CITTA' (Lodigiani, svegliatevi!)


... lo ha spiegato Giulio Cavalli,
con dovizia di particolari
e un coraggio né nuovo, né comune,
venerdì a Lodi Vecchio, in una serata
di cui cliccando qui riportiamo una preziosa testimonianza.
Ciò tornando ad abbracciare, graffiandolo nell'orgoglio,
un territorio ben più gravemente ferito nella sempre
più caduca immagine di provincia tranquilla, a "prova di mafia".
E invece le mafie ci sono arrivate, eccome, e ancora,
come la complessa operazione antimafia della scorsa settimana
ha rudemente ribadito, scuotendo memorie sopite
o ancora in attesa di risposte, come su quella lunga stagione
di incendi tra i rifiuti sulla quale è calato il più fitto silenzio.


Ci sono tornate, sì, attraverso gli arresti,
come quello di Vincenzo Tumminello,
socio e caporale di quelle cooperative tinte di "nero",
nella forza lavoro sfruttata e, di conseguenza, nei capitali.
E c'è arrivata con i soldi, quelli che sull’asse Porto-Mangano,
genieri e nomi di spicco del cartello incriminato,
secondo gli inquirenti sono finiti anche nel Lodigiano,
per corroborare gli investimenti dei fratelli Catanzaro,
arrivati in riva all’Adda da lontano, senza nulla,
per assurgere negli anni a imprenditori tout court,
dall'edilizia alla ristorazione,
cantieri un po’ ovunque, un panificio in via Lodino
e un filo diretto con dirigenti di banca
pronti a spalancargli oltremodo i forzieri,
perché i latini insegnano (ma non era una lingua morta?)
che sì, il denaro evidentemente non puzza.
Il "come", nello specifico, lo riassume bene
questo articolo di Lorenzo Rinaldi su "il Cittadino"
;
ciò al netto di un processo che ancora nemmeno esiste,
delle presunzioni di innocenza e di colpevolezza:
mentre i diretti interessati si difendono,
negando addebiti e legami scomodi
che gli inquirenti, invece, ritengono evidenti.

Al lordo di tutto, invece,
la vicenda richiamerebbe
a quell'attenzione nei comportamenti,
e a quell'amore per la legalità
che la storia di denunce, verità,
moniti (lanciati, ma spesso snobbati)
e minacce (subite, e sovente sottovalutate)
che da anni fa da duplice scorta a Cavalli
dovrebbe rinfrescarci, "svegliandoci";
chiamando a farci noi, "classe dirigente";
senza scordarci di chiedere e pretendere altrettanto
da chi, classe dirigente, ci chiede di diventarla
dietro un qualsiasi scranno,
in un qualsiasi palazzo, di un qualsiasi potere,
con o senza una divisa addosso.

Perché a bere un caffè, in quei bar tra Massalengo e la città bassa,
dove pacchi di denaro passavano di mano in mano,
potremmo anche finirci tutti, e fin qui anche poco male;
a patto che l’indifferenza, la paura o la superficialità
non ci impediscano di guardare un po’ oltre, porre domande,
come la vicenda dei bar di Spagnuolo,
presa a emblema in tempi non sospetti
dallo stesso Cavalli, dovrebbe insegnarci a fare.
Senza isterismi, né caccie alle streghe.
Ma con senso civico, e onestà intellettuale.

Perché “mafioso”, in senso stretto e lato,
significa fondamentalmente e soprattutto “illegale”.
È un metodo, che abbraccia ed esula al contempo
il concetto tradizionale di cosca, di violenza.
È la prepotenza del capomandamento,
come la truffa del politico e del banchiere;
sempre e comunque ai danni degli onesti,
e di quelle legge che dovrebbe difenderli.
Accade anche a Lodi, anche nel Lodigiano, sì.
Dove si lava il denaro investendolo,
dove si truffa e si rapina come in tante altre città,
e dove un carabiniere muore per strada,
in pieno giorno, senza testimoni né, ancora, colpevoli.
Peccato, davvero, per tutto. Ma meglio prenderne atto,
che subirlo continuando a ignorarlo. Oggi a me, domani a te.

Poi magari un giorno vedremo il capoluogo
aderire finalmente ad “Avviso Pubblico”,
come da programma elettorale,
e sempre come da programma elettorale
investire culturalmente e civilmente
in serie ed efficaci iniziative per la legalità.
Lo aspettiamo, come da promesse.
Sperando che non sia solo uno spot,
ma un vero impegno.


(Cliccando qui, il video sulla serata di Lodi Vecchio)