venerdì 26 dicembre 2014

20'' TIME OUT

OPS!..

...urca ragazzi, non vi ho fatto nemmeno gli auguri di Natale!
... che fetenzia che sono, ma vi giuro, vi ho pensati,
è che non ho avuto nemmeno tempo di digerire,
quanto pappiamo, o forse dovrei dire quanto pappo,
poi se ci si mettono (Dio li abbia in gloria) anche gli amici con i regali...


... però ho pensato anche al Bambino, ai miei cari,
e siccome ri-giuro, non ho avuto manco il tempo di leggere...
... comincio dalla "copertina", assieme a voi...


... a presto, fratelli e sorelle!!!

lunedì 8 dicembre 2014

HALL OF FAME



MANGO  (6 novembre 1954 – 7 dicembre 2014)

… come un glicine in fiore, che sale, sale sale su…

martedì 2 dicembre 2014

20'' TIME OUT



BEAUCOUP!

Si salvi chi può, l’editoria è in crisi.
Che è un po’ come dire che l’Italia ha vinto i mondiali del 2006,
nel senso che lo sanno tutti, e dammò,
solo che qui c’è poco da gioire,
con i quotidiani in brutta evidenza
per perdite di lettori, pubblicità e posti di lavoro.

In tutto ciò, e con la mannaia dei tagli ai contributi sempre più insanguinata,
l’informazione continua a spostarsi sempre più sul web.
Il futuro, o buona parte di esso, si giocherà tutto qui, in video,
sia esso un monitor di pc, lo schermo di un televisore
o i pochi “pollici” di un telefonino e di un tablet.
In attesa di capire come e quante testate sapranno nascere o trasformarsi
in redazioni web autonome sia per spirito, che per finanze,
è bello vedere che alla guida di una delle realtà più interessanti,
per capacità di fare attualità e riflessione allo stesso tempo,
sia salito un ragazzo lodigiano, Francesco Cancellato.
Del suo talento avevamo già accennato altrove (leggi qui),
il resto… leggetelo e scopritelo da soli,
a partire dal suo primo editoriale da direttore.
A noi piace giusto fargli un bell’in bocca al lupo,
e augurarsi che la sua bella favola sia di buon auspicio per tutti noi.

giovedì 20 novembre 2014

20'' TIME OUT



REGALO DI COMPLEANNO

Oggi sono di buon umore,
e non solo perché sto per partire,
o perché tra poche ore compio gli anni,
che per me è sempre un po’ come conquistare
un punto in più, nella classifica della vita.
Sono di buon umore, sì,
perché con doveroso passo indietro
il governo ha deciso di rimpolpare il fondo per i non autosufficienti,
come i malati di Sla,
sanando un oltraggio al buonsenso
che gridava vendetta.

E poiché son di buon umore,
vorrei lo foste anche voi.
Come? Cliccate qui, la foto o il link più sotto,
e se potete (massì, che potete!)
fate vedere al governo che non siete da meno.
Sarebbe il più regalo di compleanno.
Per me, per voi, per “lui” e per loro.

http://fondazionestefanoborgonovo.it/

lunedì 17 novembre 2014

FADEWAY JUMPER



È SEMPRE TROPPO TARDI…

… eppure è sempre meglio che mai.
Si faccia qualcosa, e si faccia SU-BI-TO!
per questa povera Italia,
bella e mortalmente ferita,
che si sbriciola a ogni temporale,
portando via case, strade, vivi e morti.

Paghiamo sempre più caro il conto del Bengodi,
poiché in questa Repubblica fondata sul deficit
nessuno ha pensato di usarne almeno una parte,
per costruire un Paese moderno, sicuro, civile.
Adesso pare che ci siano 2,3 miliardi di euro bloccati
dalle “solite pastoie burocratiche”,
è da quando son bambino che sento dire
che il problema è la burocrazia,
che è il problema sono le tasse troppo alte,
che il problema è la corruzione e chi le tasse troppo alte non le paga,
eppure è come il gioco dell’oca,
io non sono più bambino,
ma resto e restiamo fermi al punto di partenza.

Scivoliamo alla deriva, sotto e su quest’acqua grigia e pesante.
E non si salva nessuno, oggi a te domani a me,
guardate la Milano dell’Expo 201trapochimesi,
com’è conciata…
Povera Italia, è già tardi,
per ieri e l’altroieri,
e allora svegliati, oggi,
perché per il futuro forse c’è ancora tempo. Forse.

giovedì 30 ottobre 2014

FOULS TO GIVE



NE PARLEREMO AL BAR…

“Esistono storie che non esistono”,
direbbe il grande Maccio Capatonda,
e che Dio ce lo conservi…



Più seriamente, però,  la verità è che esistono storie difficili,
anche da scrivere, perché la verità spesso ha più di una faccia.
Lo sa bene chi deve raccontare, per mestiere e vocazione,
dei delitti e dei misteri, siano essi grandi o piccoli.
Sspecie in un Paese come l’Italia,
che all’alba del nuovo, strettissimo bavaglio
stretto dalla politica nei confronti dell’informazione

è amaro ricordare ai vertici delle classifiche
sulla stampa “censurata”: magari a suon di querele milionarie,
come quelle sofferte e narrate da Renzo Magosso,
decano dei giornalisti lombardi,
a proposito delle sue inchieste sull’omicidio di Aldo Moro
e su quello del collega e amico Walter Tobagi.
Qui vi linkiamo un articolo, tanto per darvi un’idea:
ma ciò che più preoccupa, al netto e al lordo della vicenda,
è come l’episodio (e la routine, tutta italiana, della denuncia per diffamazione)
costituisca solo un esempio del “freno” posto dalla legislazione italiana
all’editoria e al giornalismo d’inchiesta, di fatto “imbavagliati”
nel loro viaggio tra diritto (e dovere) di cronaca e ricerca della verità.

Fine? No, ovviamente no, perché quell’Ordine che tanti vorrebbero abolire,
ma che invece è bello talvolta riscoprire come fonte di aggiornamento e riflessione,
ci ricorda anche le sue tante Carte deontologiche a tutela di coloro
sui quali scriviamo, affinché in prima pagina ci finiscano i “mostri” veri,
e non quelli inventati dalla fretta, dal poco scrupolo o dall’umanissima fallibilità.

Viviamo a cavallo tra diritti e doveri, insomma, i nostri e quelli altrui,
le rispettive dignità in gioco, spesso sul sottile filo della cronaca in diretta,
e sarebbe sempre bene ricordarselo. Noi ce lo ricordiamo. Epperò…

… epperò il futuro è oscuro. Per la nostra professione,
già minata dalla crisi economica e da un’inevitabile metamorfosi “social”(e),
e anche per la libertà di chi continuerà ad avere l’onere e l’onore di praticarla.
Pure sul web, eh!
Apprendiamo, per esempio, che la Casa della Legalità di Genova
è stata costretta a pagare una multa per alcuni articoli
che avrebbero leso la figura di uno dei personaggi citati anche dalla stampa lodigiana
ai tempi del “caso” sull’ormai ex prefetto di Lodi, Gioffré.
Multa, sì, con annessa rimozione dal web degli articoli sopracitati.
Giusto? Sbagliato? Io non lo so, i giudici evidentemente sì,
ma la domanda sorge spontanea: dovranno forse pagare la medesima multa
i parlamentari che, all’epoca dei fatti, citarono a loro volta il personaggio leso?
Dovranno rimuovere i rispettivi documenti sul caso la Camera e il Senato?
E dovrà pagare la Direzione investigativa antimafia, dalle cui informative
sia la stampa che i parlamentari stessi trassero parte delle loro argomentazioni?
Io non lo so, ancora e un’altra volta ancora,
ma so che mi gira la testa, e che se a decine di anni da alcune delle più efferati stragi
vissute dal Paese non se ne conosce ancora la verità, cosa avremmo dovuto fare,
lungo tutto questo tempo? Dimenticare, come in un infinito letargo, o provare comunque a raccontare?
E con quali limiti, ancora una volta, ai nostri diritti e ai nostri doveri?
Tutto questo avrà anche un che di giusto, poiché di ingiustizie, e vere diffamazioni,
è costellata la ricerca della verità. Ma qualcosa continua a non tornarmi. E non so cosa.

E allora sì, alla fine mi rifugio in Maccio,
e prima di raccontarne un’altra, di novella,
do appuntamento agli amici al bar,
per parlare senza bavagli né paure,
e raccontare che sì, forse “esistono storie che non esistono”…