martedì 25 febbraio 2014

FADEAWAY JUMPER



LA TERRA DEI TROLL

Ora, due mazzate o peggio, purtroppo,
al giorno d’oggi non le si nega a nessuno, in alcun posto.
Ma leggere dell’aggressione subita in città Bassa da un invalido,
pestato senza pietà da ignoti energumeni per una manciata di euri,
mi ricorda i dolori di questa nostra società, certo,
ma anche le zone d’ombra e di costante pericolo
che circondano la zona tra la Maddalena, l’Adda
e il vecchio Borgo, nella Lodi più orgogliosamente “popolare”
Tra parentesi: la zona in cui vivo.
E che adoro, pur con tutte le sue contraddizioni,
delle quali a volte farei però volentieri a meno.
E mi domando cosa si aspetti, o cosa si possa fare,
per rendere più sicuro un ventre pittoresco e molle,
dove la tossicodipendenza con la sua travagliata umanità
è tristemente e quotidianamente di casa da sempre,
dove multietnico non è razzismo, no, davvero,
però in mezzo a tanta brava gente,
di ogni colore e idioma,
si nascondeva il Mansour rapinatore ed assassino,
o dove in un bar il benvoluto e giovane titolare
si è ammazzato per mai abbastanza chiariti travagli,
mentre in un altro, di bar,
il pasticcere-costruttore “a la page” lasciava il denaro
per ai sodali del cartello Porto-Mangano.

Luci, voci, colori e sapori, in città Bassa.
E campane. E spari, come quelli che
hanno stroncato la vita a Giovanni Sali,
lo ricordate? È passato più di un anno,
ma del mostro come con un troll di fiume
è emerso dall’Adda, per sparire nell’ombra,
dopo aver ammazzato il carabiniere di quartiere
non si è più saputo nulla.

E i troll continuano ad affiorare,
come fiumi carsici, tra una vetrina e un cinema,
qui il sabato sera c’è ancora un po’ il sapore di movida,
la caserma dei carabinieri e quella della guardia di finanza
sono lì, a poche centinaia di metri l’una dall’altra,
c’era anche un ufficio della polizia locale,
ma pare non ci sia mai stato,
e adesso è chiuso, chiuso da tempo,
come un occhio spento.
Forse è questa la metafora,
lo spaventapasseri non basta,
magari prima o poi due sberle le piglio o le do anch’io,
ma almeno l’avevo detto.
Anche se non serve a un cazzo. 

martedì 18 febbraio 2014

FOULS TO GIVE



LA PIZZORIA A SOMAGLIA

… no, non c’ho proprio voglia di scrivere dell’”all in” di Matteo Renzi.
Né dei (o su) i social network, poiché credo pruda più a me che agli altri.

Su “il Cittadino” invece ho letto questa, con più dovizia di particolari,
almeno sull’edizione cartacea, con il commerciante vessato
da tre estorsori. A Somaglia. Che sarà anche un po’ il “meridione”
del Lodigiano, ma non confondiamoci, non è sud, non è Sicilia,
né Calabria, Puglia, Campania e su, su, a risalire lo Stivale,
per accorgersi che la “mala” brutale e spiccia bussa anche
a pochi passi da casa nostra. Chissà da quanto. Chissà quanto.

Oh, poi leggendo il tenore di certi commenti (scorreteli a piacimento)
ci sarebbe pure di che riflettere, sul secondo punto di cui sopra.
Oggi però preferisco leggere, rileggere,
sentirmi bruciare lo stomaco per la vicenda,
rinfrancarmi per il lieto fine e,
tanto per annoiarvi ancora un po’,
augurarmi che il coraggio e il senso civico della vittima,
che denunciando il fatto ha permesso l’arresto dei colpevoli,
siano da esempio per tutti.

venerdì 14 febbraio 2014

mercoledì 12 febbraio 2014

20'' TIME OUT



NON FARLO, MATTEO!

… ci pensavo martedì sera, quando ti vedevo in tv,
galvanizzato e felice, come me, per la vittoria
della tua, della nostra Fiorentina.
Viola alé, sì, ma adesso niente cazzate,
sulle cose serie, su un Paese sempre in mezzo al guado,
non la si riesce a vedere, la sponda della terra promessa,
e magari sì, anzi senza il magari, qualcuno ha toppato,
hanno toppato in tanti e continuano a toppare,
dovrebbero pagare, ma tu stai attento.
Non smentirti, resta in pressing sul governo quanto vuoi,
come la meglio Fiore montelliana,
ma non infilarti nel vespaio
di un terzo premierato privo di investitura popolare,
d’altronde non l’avevi detto anche tu, Matteo,
che prima di ogni discorso elettorale avresti fatto,
appunto, la benedetta e fin qui vergognosamente
mai riscritta legge elettorale?
Niente rimpasti, roba da Prima Repubblica,
l’hai detto tu pochi giorni fa, ricordi, Matteo?
Li senti i coltelli, che ti fischiano intorno in casa, ogni giorno?
E le vedi le trappole che ti spuntano attorno da ogni dove, ogni giorno?
Hai giocato bene, fin qui, Matteo, anche nelle sconfitte.
Non sbilanciarti troppo, però, che sennò rischi il contropiede.
E in palio, questa volta, c’è molto più di una finale, di una coppetta.
Ci siamo noi, e il futuro di un Paese.
E lo spettro dell’errore, non è mica l’Udinese.


lunedì 3 febbraio 2014

FADEAWAY JUMPER

MESSAGE IN A B(A)TTLE

Ho parlato con Christian Abbondanza una sola volta,
dopo averlo letto, attentamente, qualche volta in più.
Correva l’anno 2012,
a Lodi in prefettura stava per insediarsi Pasquale Antonio Gioffrè,
e un uccellino mi disse di andare sul sito della Casa della legalità,
dove avrei trovato informazioni che generalmente sfuggono ai curriculum,
diciamo così, istituzionali.

Nel merito, e in estrema sintesi, attraverso Christian e la onlus
leggemmo come, durante il suo servizio in Liguria,
Gioffrè, non ancora prefetto, non avesse propriamente brillato
per accanimento contro i malaffari delle cosche,
ma soprattutto come lo stesso funzionario
fosse finito in un’associazione per la promozione della cultura calabrese,
la Città del Sole, accanto a personaggi in odore di clan.


Della vicenda, per chi lo volesse, riportiamo qui sotto grassettati
alcuni link, sì da ricostruirne a più voci e a sommi capi le tappe.
Qui basti ricordare come, a dispetto del silenzio pressoché totale
e ugualmente “bipartisan” di quasi tutti i maggiorenti politici locali,
la faccenda arrivò in parlamento, e mosse parte dell’associazionismo
e della società civile lodigiana
a fare quello che i suoi amministratori
non si erano sentiti di fare, ovvero, chiedere chiarezza.



Al netto di ciò, con la storia ormai bella e sepolta
e Gioffré partito da poche settimane per altri lidi,
proprio ripensando a quei giorni
e a quella piccola mobilitazione civile
ci amareggia e raggela un po’ il sangue leggere dal sito di Giulio Cavalli
come Christian sia stato pesantemente minacciato in aula
da uno dei tanti capibastone di quella Liguria che Abbondanza,
assieme ai suoi amici, indica da anni con tanto di nomi e cognomi,
come terra devastata dal cancro della malavita organizzata.
E amareggia-raggela, in uguale misura,
scoprire come anche il magistrato che sostiene la pubblica accusa,
Giovanni Arena, sia stato bersaglio di altre e gravissime minacce,
tanto da finire sotto scorta.

Tra Liguria e Lodigiano,
tra passato e presente,
ricordo una vicenda altrettanto amara,
ricca di analogie,
che allora portò anche me,
sull’onda della più coraggiosa e impegnata
società civile lodigiana,
a spendersi per esprimere la nostra solidarietà
a Giulio Cavalli e al sostituto procuratore Paolo Filippini.
Lì Christian non c’entrava nulla, come apparentemente
noi non c’entriamo nulla con Imperia e le sue faccende.
Ma poiché la giustizia, la legalità e il coraggio
sono temi tanto comuni quanto comune è la malapianta
della criminalità brutale, prepotente e organizzata,
faccio volentieri mio, questo articolo-appello da “il Fatto Quotidiano”.
E affido a mani sicure, oltre a questo blog,
il mio abbraccio Christian e per Arena,
affinché questo messaggio,
come dentro una bottiglia,
li raggiunga entrambi,
dentro la battaglia.