MESSAGE IN A B(A)TTLE
Ho parlato con Christian Abbondanza una sola volta,
dopo averlo letto, attentamente, qualche volta in più.
Correva l’anno 2012,
a Lodi in prefettura stava per insediarsi Pasquale Antonio Gioffrè,
e un uccellino mi disse di andare sul sito della Casa della legalità,
dove avrei trovato informazioni che generalmente sfuggono ai curriculum,
diciamo così, istituzionali.
Nel merito, e in estrema sintesi, attraverso Christian e la onlus
leggemmo come, durante il suo servizio in Liguria,
Gioffrè, non ancora prefetto, non avesse propriamente brillato
per accanimento contro i malaffari delle cosche,
ma soprattutto come lo stesso funzionario
fosse finito in un’associazione per la promozione della cultura calabrese,
la Città del Sole, accanto a personaggi in odore di clan.
Della vicenda, per chi lo volesse, riportiamo qui sotto grassettati
alcuni link, sì da ricostruirne a più voci e a sommi capi le tappe.
Qui basti ricordare come, a dispetto del silenzio pressoché totale
e ugualmente “bipartisan” di quasi tutti i maggiorenti politici locali,
la faccenda arrivò in parlamento, e mosse parte dell’associazionismo
e della società civile lodigiana a fare quello che i suoi amministratori
non si erano sentiti di fare, ovvero, chiedere chiarezza.
Al netto di ciò, con la storia ormai bella e sepolta
e Gioffré partito da poche settimane per altri lidi,
proprio ripensando a quei giorni
e a quella piccola mobilitazione civile
ci amareggia e raggela un po’ il sangue leggere dal sito di Giulio Cavalli
come Christian sia stato pesantemente minacciato in aula
da uno dei tanti capibastone di quella Liguria che Abbondanza,
assieme ai suoi amici, indica da anni con tanto di nomi e cognomi,
come terra devastata dal cancro della malavita organizzata.
E amareggia-raggela, in uguale misura,
scoprire come anche il magistrato che sostiene la pubblica accusa,
Giovanni Arena, sia stato bersaglio di altre e gravissime minacce,
tanto da finire sotto scorta.
Tra Liguria e Lodigiano,
tra passato e presente,
ricordo una vicenda altrettanto amara,
ricca di analogie,
che allora portò anche me,
sull’onda della più coraggiosa e impegnata
società civile lodigiana,
a spendersi per esprimere la nostra solidarietà
a Giulio Cavalli e al sostituto procuratore Paolo Filippini.
Lì Christian non c’entrava nulla, come apparentemente
noi non c’entriamo nulla con Imperia e le sue faccende.
Ma poiché la giustizia, la legalità e il coraggio
sono temi tanto comuni quanto comune è la malapianta
della criminalità brutale, prepotente e organizzata,
faccio volentieri mio, questo articolo-appello da “il Fatto Quotidiano”.
E affido a mani sicure, oltre a questo blog,
il mio abbraccio Christian e per Arena,
affinché questo messaggio,
come dentro una bottiglia,
li raggiunga entrambi,
dentro la battaglia.