lunedì 23 dicembre 2013

20'' TIME OUT



SOLO PER DIRVI…

… Buon Natale. Comunque e quantunque.
Che sia un Natale bello, o il più bello possibile.
Che sia il Natale vostro, e degli altri.
Che… beh, cos’altro potrei dirvi,
se non quello che ripeto, e ripeto, e ripeto ancora,
ai più giovani di voi, e di noi…
“… non avete limiti. Non poneteveli. Non avete idea di quanto valete”.
… che valga per tutti, sempre e ovunque.
Vi voglio bene


mercoledì 4 dicembre 2013

FADEAWAY JUMPER



RAFFREDDATO

… dice (non è vero, ma facciamo finta), perché batti la fiacca?
Perché son raffreddato, anche se respiro benone.
Gli occhi sono aperti, ma la temperatura delle emozioni È bassa,
e non è colpa del gelo.
Il fatto è che se non vedo non ci credo,
e quando vedo, purtroppo, spesso rimpiango di doverci credere.
La crisi finisce o no?
L’Italia si desta o no?
Non so più a chi credere, ma tendo alla diffidenza, verso chiunque,
e allora mi affido all’istinto, a sua volta confuso anzichenò.
Che dire, per esempio, della sindachessa calabrese
che da simbolo della lotta alla ‘ndrangheta ne diviene presunta sodale?
Dovessi scommetterci un eurino direi che l’hanno tirata in mezzo,
ma poi penso a qualche furbastro, anche nel Lodigiano,
che dietro a un’immagine rispettabilissima
nascondeva più che deprecabili altarini e allora non so,
non so più, se indignarmi o aspettare.

Altrove, domenica, ci sarebbero anche le Primarie del Pd:
e mi sembra un secolo, ma era solo un anno fa,
quando viverle dava ben altro afflato, ben altre speranze.
Eppure sì, forse ci siamo, Renzi stavolta vincerà,
magari farà la pace col suo ex amico Civati,
e allora vedremo veramente di che pasta sono fatti
il più ambizioso e innovatore (a parole) dei nuovi leader
e il più grande e autolesionista (nei fatti) dei partiti italiani,
che ancora rimpiango, e al contempo mi vanto,
di non avere mai votato.
Nel mezzo, tra scandali e paure,
anche bei cieli, tersi, nel gelo che raffredda perché non può farne a meno.
E la voglia di tornare a scaldarsi, dentro e fuori.

giovedì 14 novembre 2013

FOULS TO GIVE

PAPAVERI E PAPERE…

… massì, qualche giorno tra tartufi bianchi e notti in bianco,
fuori ed entro Lodi,  valgon bene una pausa.
Anche se, tra il lusco e il brusco, uno legge, rilegge, pensa, che faccio, scrivo?
Sul portiere-assessore, che salta il consiglio per gli allenamenti:
archivierei l’autogol, visto il ruolo, con la classica “papera”,
magari però senza infierire né esagerare con le polemiche forcaiole,
in fondo ne ho e ne abbiamo viste di peggio.
Facciamo però, Tommaso che errare è umano, 0-1,
ma adesso basta svarioni, palla al centro e olio di gomito,
che tempo per ribaltare il punteggio ce n’è?

Tra papere e papaveri, peraltro, verrebbe da chiedersi
chi è il misterioso e potente funzionario prefettizio che azzera
le multe del collega, solerte e indefesso nel parcheggiare
l’auto dove non dovrebbe, a dispetto di vigili e carri attrezzi.
Il prefetto stesso, Pasquale Giofré, ha smentito recisamente
di aver avallato l’inciucio, e bontà sua, ce ne rallegriamo:
dispiace piuttosto che gliel’abbiano comunque fatta sotto il naso,
senza che se ne accorgesse, un po’ come quando, ai tempi liguri,
finì per entrare in un’associazione di conterranei calabresi
ignorando il “pedigree”, diciamo poco limpido, di alcuni sodali.


Fuor di metafore e ironie, invece, leggo fresco fresco
che in Russia il processo per l’omicidio di Anna Politkovskaja,
coraggiosa giornalista trucidata da un sicario,
è stato azzerato. I giudici popolari hanno marcato visita,
adducendo questioni che Dio sa se sono vere.
L’impressione è che di vero ci sia soprattutto la paura,
la stessa provata, guarda il caso, di recente dal sottoscritto,
leggendo le pagine de “La Russia di Putin”,
uno dei clamorosi e impietosi ritratti vergati da Politkovskaja
sulla decadenza, la violenza e la corruzione all’ombra immensa del Cremlino.
E sembra di rileggere altre pagine, molto più italiane,
quando a disertare erano i giurati nostrani, ai processi per le Br.
Una brutta storia, fortunatamente riscattata,
grazie all’esempio di alcuni, seguito da molti.
Lo stesso che auguriamo a voi, Tovarish.




mercoledì 30 ottobre 2013

20'' TIME OUT

INSONNIE D'AMORE...

..."perché questo non è un blog sul basket..."


venerdì 25 ottobre 2013

FOULS TO GIVE



ROTTAMATO SICURO…

… e fine, almeno sul blog, del giubileo viola.
Lontano dai 15 minuti che riscrissero la storia,
prosegue infatti lo piscodramma di un governo
sempre sull’orlo di una crisi di nervi,
compresso tra la necessità di azzeccare ricette
che tengano in piedi la baracca Italia
e le faide di partito che ne minacciano la sopravvivenza.
Pdl, Scelta Civica, Grillini e, perché no,
lo stesso Pd proteso verso il congresso:
sembra di stare su una di quelle navi spaziali,
sulle quali le esplosioni si susseguono,
a fuoco la sala macchine, a fuoco il motore ausiliario,
e speriamo di trovare almeno un pianeta dove atterrare
e ricostruire una nuova civiltà.

In questa sorta di fantasy (in realtà superata, appunto, dalla realtà stessa)
così simile ad altri episodi della saga (Berlusconi 2011, Monti 2012)
non manca il ricorso all’ologramma,
affinché personaggi altrimenti rimossi
dagli eventi
possano continuare a riempire la sceneggiatura.

Così se Obi Wan D’Alema, da poco esule di quel Copasir
che, magari, potrebbe raccontarci come e perché
gli amici americani ascoltavano i nostri discorsi,
mantiene comunque il carisma del saggio padre Jedi del Pd
(con un colpo al candidato e uno alla botte, as usual),
ecco Yoda Bindi assurgere alla presidenza della commissione antimafia,
non propriamente l’ufficio cause perse e inutili (… o no?),
nomina sulla quale, limitandosi ai titoli,
ci associamo alla franca considerazione di Giulio Cavalli.

Domanda: ma i due antichi cavalieri della sinistra,
non erano stato, appunto, rottamati soltanto un anno fa?
Quanto e perché possono ancora incidere, oggi,
le loro figure e le loro idee?
Magari ne capiremo di più a dicembre,
quando Matteo Renzi, guarda caso, il rottamatore,
avrà (forse) finalmente vinto le primarie,
sempre che l’ex sodale Civati,
piuttosto che i Cuperlo o i Pittella,
non gli abbiano fatto clamorosamente (?) le scarpe.


Oh, attenzione però, perché la galassia dei rottamati
e dei rottamatori non finisce qui. E si “fonde”, anzi,
nella stessa figura, spostandosi verso l’aerea di centrodestra,
dove tutt'altro che zitto, ma decisamente micio,
il “celeste” Formigoni ha tutta l’aria di studiare da Imperatore,
pronto a fare implodere il pianeta berlusconiano,
e ad assemblarne i cocci assieme a quelli del centro montiano.
Magari a dargli una mano ci proverà l’amico Casini,
altro pluri-rottamato,
e ci scusi, sa, governatore,
se nella categoria inseriamo anche lei,
perché al Senato, le ricordiamo,
ci è arrivato dopo che la sua perfetta Regione Lombardia
(sì, quella degli scandali sulla sanità)
è implosa a sua volta, travolta da inchieste di ogni sorta,
comprese le consorterie tra politica e malavita organizzata.
In breve, caro ex governatore, sportivamente e senza incarognimenti:
più che non potersi fregiare di un quinto mandato consecutivo,
come ama ripetere ricordando le regole,
vorremmo ricordarle che la Lombardia,
lei, l’ha persa a metà del quarto mandato.
Facciamo che è finita 3-1, e che quel gol in trasferta pesa tantissimo?



Ps.: altrove, più vicino a casa. Cliccando qui, l’epilogo di una storia amara.
Sperando che serva a tutti di lezione, per il futuro.

mercoledì 23 ottobre 2013

venerdì 18 ottobre 2013

20'' TIME OUT



A PROPOSITO DI ETICA…
 

… a Lodi è appena iniziato
l’omonimo Festival della fotografia.
In due parole: un’ottima iniziativa,
a costi contenutissimi, per entrare attraverso
le immagini di grandissimi professionisti
in alcune storie simbolo di questi nostri giorni,
dai grandi drammi collettivi, come le guerre,
a quelli solo apparentemente individuali.
E aldilà dell’effetto “maglio nello stomaco”
che molte di queste foto e vicende provocano
(e di qualche riflessione, sulla missione giornalistica,
fotografica e non: esemplare, in tal senso,
la storia raccontata dall’agenzia Echo
sul servizio commissionato e poi censurato
dalla Fao sui contadini sfrattati dalle loro terre)
è bello vedere la città costellata di mostre ed eventi.
Sul sito (clicca qui) trovate tutto, orari e contenuti:
da profano, il consiglio è di godersela.
E di rifletterci.


mercoledì 16 ottobre 2013

FADEAWAY JUMPER



QUESTO PERCHE’ (16 ottobre 1968) …

… è un bell’anniversario, una bella storia,
e un bell’esempio di ottimo giornalismo sportivo,
in tempi (da tempo) di troppo gossip
e di personaggi umanamente sciapi.
Buona lettura, from the past, in Cerri pick…


Sono uguale a voi: quel volto bianco accanto ai pugni neri

Bisogna sforzarsi di non guardare i due a testa bassa, il pugno chiuso alzato in un guanto nero, calze nere e niente scarpe, sul podio. Bisogna concentrarsi sull' atleta di sinistra, bianco, lo sguardo dritto, le braccia lungo i fianchi. Bisogna ricordare alcune cose, di quel 1968 perennemente associato al Maggio francese. Il 16 marzo il massacro di My Lai, il 4 aprile l' assassinio di Martin L. King, il 5 giugno tocca a Bob Kennedy. Aggiungiamoci il Biafra, i carri armati sovietici sulla primavera di Praga, la strage di piazza delle Tre Culture poco prima che cominci l' Olimpiade messicana. Bisogna sapere che la finale dei 200 metri la vince Tommie Smith in 19"83 (primo a scendere sotto i 20") davanti a Norman (20' 06")e Carlos (20' 10"). Carlos parte forte, troppo forte. Smith lo passa a 30 metri dalla linea e corre gli ultimi 10 a braccia alzate. Norman ai 100 metri è solo sesto, viene fuori nel finale, supera Carlos negli ultimi metri. Bisogna sapere che nel ' 67 Harry Edwards, sociologo a Berkeley, voce baritonale, discreto discobolo, ha fondato l' Ophr, Olympic program for human rights. L' idea è che gli atleti neri boicottino i Giochi, ma è difficile da realizzare. Chi aderisce porta il distintivo, una sorta di coccarda, ed è libero di manifestare la sua protesta come crede. Smith e Carlos, accolti alla San José perché bravi atleti, a loro volta studenti di Sociologia, portano il distintivo e vogliono manifestare. Bisogna anche avere un' idea sull' età dei tre sul podio. Tutti nati nel mese di giugno. Smith nel Texas, settimo di undici figli. Ha 24 anni. Suo padre raccoglie cotone. Norman è il più anziano, ha 26 anni, suo padre è macellaio, famiglia molto credente e vicina all' Esercito della salvezza. Carlos ha 23 anni,è figlio di un calzolaio, nato e cresciuto ad Harlem. Appena giù dal podio la loro carriera sarà finita, bruciata, e la vita un inferno. Ma loro non lo sanno e, se lo sanno, non gliene importa. Nel sottopassaggio che va dagli spogliatoi al podio Norman assiste ai preparativi dei due americani. Tutto è fortemente simbolico, dalla mancanza di scarpe (indica la povertà) alla collanina di piccole pietre che Carlos mette al collo (ogni pietra è un nero che si batteva per i diritti ed è stato linciato). Smith e Carlos spiegano. E Norman dice: «Datemi uno dei distintivi, sono solidale con voi. Si nasce tutti uguali e con gli stessi diritti». Così anche Norman sistema la coccarda sulla sinistra della tuta. C' è un problema, Carlos ha dimenticato i suoi guanti neri al villaggio, mentre Smith ha con sé quelli comprati da Denise, sua moglie. «Mettetevene uno tu e l' altro tu», consiglia Norman. Così fanno. Smith alza il pugno destro e Carlos il sinistro. «Se ne pentiranno tutta la vita», dice Payton Jordan, capodelegazione Usa. Vengono cacciati dal villaggio, Smith e Carlos. Uno camperà lavando auto, l' altro come scaricatore al porto di New York e come buttafuori ad Harlem. Sono come appestati. A casa di Smith arrivano minacce e pacchi pieni di escrementi, l' esercito lo espelle per indegnità. A casa di Carlos minacce telefoniche a ogni ora del giorno e della notte. Sua moglie si uccide. Solo molti anni dopo li riprenderanno a San José, come insegnanti di educazione fisica. E nel 2005 Norman sarà con loro, per l' inaugurazione di un monumento che ricorda quel giorno in Messico. Norman in Australia viene cancellato. Supera 13 volte il tempo di qualificazione per i 200 e 5 quello per i 100, ma a Monaco ' 72 non lo mandano. Nessuna spiegazione. Gioca a football ma smette per un infortunio al tendine d' Achille, rischia l' amputazione di una gamba. Insegna educazione fisica, svolge attività sindacale, arrotonda in una macelleria. Il più grande sprinter australiano non è coinvolto in Sydney 2000 né tantomeno invitato (col suo 20"06 avrebbe vinto l' oro). Sofferente di cuore, muore il 3 ottobre 2006. Smith e Carlos vanno a reggere la bara, il 9 ottobre. La banda suona "Chariots of fire". Il 9 ottobre diventa, su iniziativa Usa, la giornata mondiale dell' atletica. Il nipote Matt ha girato un lungometraggio sul nonno, intitolato "Salute", trovando pochi finanziatori in patria («È una storia che riguarda due atleti neri»). Non erano due neri e un bianco a chiedere rispetto e giustizia su quel podio, erano tre esseri umani. «Sono affari vostri», poteva dire Norman, ma non lo disse e non si pentì mai, e gli altri due nemmeno. Tutte cose che la foto non dice.

GIANNI MURA