giovedì 30 ottobre 2014

FOULS TO GIVE



NE PARLEREMO AL BAR…

“Esistono storie che non esistono”,
direbbe il grande Maccio Capatonda,
e che Dio ce lo conservi…



Più seriamente, però,  la verità è che esistono storie difficili,
anche da scrivere, perché la verità spesso ha più di una faccia.
Lo sa bene chi deve raccontare, per mestiere e vocazione,
dei delitti e dei misteri, siano essi grandi o piccoli.
Sspecie in un Paese come l’Italia,
che all’alba del nuovo, strettissimo bavaglio
stretto dalla politica nei confronti dell’informazione

è amaro ricordare ai vertici delle classifiche
sulla stampa “censurata”: magari a suon di querele milionarie,
come quelle sofferte e narrate da Renzo Magosso,
decano dei giornalisti lombardi,
a proposito delle sue inchieste sull’omicidio di Aldo Moro
e su quello del collega e amico Walter Tobagi.
Qui vi linkiamo un articolo, tanto per darvi un’idea:
ma ciò che più preoccupa, al netto e al lordo della vicenda,
è come l’episodio (e la routine, tutta italiana, della denuncia per diffamazione)
costituisca solo un esempio del “freno” posto dalla legislazione italiana
all’editoria e al giornalismo d’inchiesta, di fatto “imbavagliati”
nel loro viaggio tra diritto (e dovere) di cronaca e ricerca della verità.

Fine? No, ovviamente no, perché quell’Ordine che tanti vorrebbero abolire,
ma che invece è bello talvolta riscoprire come fonte di aggiornamento e riflessione,
ci ricorda anche le sue tante Carte deontologiche a tutela di coloro
sui quali scriviamo, affinché in prima pagina ci finiscano i “mostri” veri,
e non quelli inventati dalla fretta, dal poco scrupolo o dall’umanissima fallibilità.

Viviamo a cavallo tra diritti e doveri, insomma, i nostri e quelli altrui,
le rispettive dignità in gioco, spesso sul sottile filo della cronaca in diretta,
e sarebbe sempre bene ricordarselo. Noi ce lo ricordiamo. Epperò…

… epperò il futuro è oscuro. Per la nostra professione,
già minata dalla crisi economica e da un’inevitabile metamorfosi “social”(e),
e anche per la libertà di chi continuerà ad avere l’onere e l’onore di praticarla.
Pure sul web, eh!
Apprendiamo, per esempio, che la Casa della Legalità di Genova
è stata costretta a pagare una multa per alcuni articoli
che avrebbero leso la figura di uno dei personaggi citati anche dalla stampa lodigiana
ai tempi del “caso” sull’ormai ex prefetto di Lodi, Gioffré.
Multa, sì, con annessa rimozione dal web degli articoli sopracitati.
Giusto? Sbagliato? Io non lo so, i giudici evidentemente sì,
ma la domanda sorge spontanea: dovranno forse pagare la medesima multa
i parlamentari che, all’epoca dei fatti, citarono a loro volta il personaggio leso?
Dovranno rimuovere i rispettivi documenti sul caso la Camera e il Senato?
E dovrà pagare la Direzione investigativa antimafia, dalle cui informative
sia la stampa che i parlamentari stessi trassero parte delle loro argomentazioni?
Io non lo so, ancora e un’altra volta ancora,
ma so che mi gira la testa, e che se a decine di anni da alcune delle più efferati stragi
vissute dal Paese non se ne conosce ancora la verità, cosa avremmo dovuto fare,
lungo tutto questo tempo? Dimenticare, come in un infinito letargo, o provare comunque a raccontare?
E con quali limiti, ancora una volta, ai nostri diritti e ai nostri doveri?
Tutto questo avrà anche un che di giusto, poiché di ingiustizie, e vere diffamazioni,
è costellata la ricerca della verità. Ma qualcosa continua a non tornarmi. E non so cosa.

E allora sì, alla fine mi rifugio in Maccio,
e prima di raccontarne un’altra, di novella,
do appuntamento agli amici al bar,
per parlare senza bavagli né paure,
e raccontare che sì, forse “esistono storie che non esistono”…


mercoledì 29 ottobre 2014

20'' TIME OUT



YES, WE’LL BE…

                                       … Smart and Young.
                                      Le cose serie? Domani...


lunedì 20 ottobre 2014

20'' TIME OUT

C'È TUTTO UN MONDO...



C’è tutto un mondo, a Lodi,
da venerdì scorso e per un week end ancora.
È un mondo lontano e vicino,
perché son tanti mondi in uno,
e basta un braccialetto arancione per girarlo.

Io ve lo consiglio, anche se è un pugno nello stomaco,
perché dentro ci troverete tante realtà, e qualche verità.
Vi ricorderete che esistono l’odio e la disperazione,
ma anche l’amore e la speranza,
la violenza e l’ignoranza,
ma anche l’orgoglio e la dolcezza
L’uomo umilia e infligge morte e sofferenza ai suoi simili,
ma i suoi simili sanno anche resistere, e lottare, per vivere.
Non sempre ci riescono, non sempre possono riuscirci,
e allora sarebbe bello, giusto, pensare “posso provare a fare qualcosa?”
Si può sempre fare qualcosa. O ci si può sempre provare.

Girate, allora, per questo piccolo grande mondo
che è il Festival della Fotografia Etica di Lodi.
E se in un angolo del vostro cuore,
asciugandovi le lacrime,
sentirete un dolce tepore,
un vento fresco di rivoluzione,
non spaventatevi.
Forse avrete incontrato Nelson Mandela.

giovedì 9 ottobre 2014

FADEAWAY JUMPER



CHAGALL 2099

… massì, fatevi un giro, anche voi, fratelli profani,
alla mostra milanese di Marc Chagall.
Per respirare la sua poesia, i suoi voli fanciulleschi,
il suo amore romantico e surreale, la sua Parigi, la sua Vitebsk…
… fatevi un giro e sognate, con lui, sì…


… ma fermatevi qualche secondo in più, se credete,
alla breve antologia sui tempi di guerra,
un mondo nuovo per un ignorante come me,
dove il sogno si tinge di incubo,
la gioia di paura,
e la vita combatte contro la morte…
… forse mi ha colpito più di altro,
per l’epoca buia che stiamo vivendo,
orrore, sangue, incubi e violenza ovunque,
eppure la speranza arde ancora, accanto alle fiamme dell’odio…

… guardateli e riflettete,
anche voi, amici israeliani,
che vi ritroverete nei riferimenti alla tradizione,
nel ricordo della paura e dell’ingiustizia,
ma attenti, mentre guardate e riflettete,
non è quanto rischiate di infliggere voi, oggi,
a quei vicini che non vogliono e non riuscite proprio a farvi amici?


Marc Chagall, l’ebreo francorusso che ha girato il mondo,
dipingendo un mondo nel suo e nel nostro cuore…
… pensateci anche voi, amici russi e ucraini,
perché Milano forse è lontana,
ma il sognatore di Vitebsk è vicino a noi, dentro noi…
… basta ascoltarlo, mentre lo guardiamo...