FADEAWAY JUMPER


È SEMPRE TROPPO TARDI…

… eppure è sempre meglio che mai.
Si faccia qualcosa, e si faccia SU-BI-TO!
per questa povera Italia,
bella e mortalmente ferita,
che si sbriciola a ogni temporale,
portando via case, strade, vivi e morti.

Paghiamo sempre più caro il conto del Bengodi,
poiché in questa Repubblica fondata sul deficit
nessuno ha pensato di usarne almeno una parte,
per costruire un Paese moderno, sicuro, civile.
Adesso pare che ci siano 2,3 miliardi di euro bloccati
dalle “solite pastoie burocratiche”,
è da quando son bambino che sento dire
che il problema è la burocrazia,
che è il problema sono le tasse troppo alte,
che il problema è la corruzione e chi le tasse troppo alte non le paga,
eppure è come il gioco dell’oca,
io non sono più bambino,
ma resto e restiamo fermi al punto di partenza.

Scivoliamo alla deriva, sotto e su quest’acqua grigia e pesante.
E non si salva nessuno, oggi a te domani a me,
guardate la Milano dell’Expo 201trapochimesi,
com’è conciata…
Povera Italia, è già tardi,
per ieri e l’altroieri,
e allora svegliati, oggi,
perché per il futuro forse c’è ancora tempo. Forse.




CHAGALL 2099

… massì, fatevi un giro, anche voi, fratelli profani,
alla mostra milanese di Marc Chagall.
Per respirare la sua poesia, i suoi voli fanciulleschi,
il suo amore romantico e surreale, la sua Parigi, la sua Vitebsk…
… fatevi un giro e sognate, con lui, sì…


… ma fermatevi qualche secondo in più, se credete,
alla breve antologia sui tempi di guerra,
un mondo nuovo per un ignorante come me,
dove il sogno si tinge di incubo,
la gioia di paura,
e la vita combatte contro la morte…
… forse mi ha colpito più di altro,
per l’epoca buia che stiamo vivendo,
orrore, sangue, incubi e violenza ovunque,
eppure la speranza arde ancora, accanto alle fiamme dell’odio…

… guardateli e riflettete,
anche voi, amici israeliani,
che vi ritroverete nei riferimenti alla tradizione,
nel ricordo della paura e dell’ingiustizia,
ma attenti, mentre guardate e riflettete,
non è quanto rischiate di infliggere voi, oggi,
a quei vicini che non vogliono e non riuscite proprio a farvi amici?


Marc Chagall, l’ebreo francorusso che ha girato il mondo,
dipingendo un mondo nel suo e nel nostro cuore…
… pensateci anche voi, amici russi e ucraini,
perché Milano forse è lontana,
ma il sognatore di Vitebsk è vicino a noi, dentro noi…
… basta ascoltarlo, mentre lo guardiamo...







PECCATO O… BENE COSI’?

… ovvero titolo disgiunto, per un post disgiunto
come l’elettorato scozzese all’Indipendence day.
Mi sono ripromesso di studiarmeli meglio,
i pro e i contro della scelta di Edinburgo di restare nel Regno Unito.
Per ora, ingenuamente, dico innanzitutto “peccato”,
ma lo so, lo premetto e lo sottolineo,
che il rammarico è soprattutto figlio del fascino
di una delle più epiche lotte di indipendenza della storia,
in uno dei luoghi che più amo nel mondo.
Poi però penso che stavolta, la secessione,
il popolo del grande Robert the Bruce ha potuto giocarsela nella pace,
brandendo il libero arbitrio del voto, protetti dallo scudo della democrazia.
E se alla fine ha scelto altrimenti…
… nessuno gliela avrà tolta, la libertà.

Ps: ho dato mandato a Emily, alla mia dipartita,
di spargere le mie ceneri sulle Highlands,
al suono di "Shoot and ladders" dei Korn.
Va bene anche l’intro di “Daddy”, eh…
… magari tra qualche anno, però. (Sgrat)




COME SE CI FOSSI (E INTANTO VI LASCIO QUESTO)

… sì, non scrivo da un po’, e per un po’ non scriverò.
Con buona pace dei nostri involontari lettori d’oltreoceano
(lo sapevo che il nome del blog avrebbe funzionato!)
e di chi, meno casualmente, qualche volta ci passa a leggere.
A costoro confesso: un po’ mi spiace, sparire qualche giorno.
Beh, dispiace… poco, pochissimissimo, a dirla tutta.
È solo che non ci sarò, fisicamente, il 19 luglio, anniversario di via D’Amelio,
giorno di una memoria eterna e delle prime lacrime di mafia:
le mie almeno, quel ricordo ancora vivo, davanti a una tv,
fiorito forte e rigoglioso negli anni, fino a oggi, anche in questo blog.
Ero via allora, eppure ero… lì. Come lo sarò tra pochi giorni.
Lo scrivo e ho la strana sensazione di ripetermi, e la certezza che mi ripeterò.
Poco male. Fuor di retorica, scolpita nell’anima... ‘till i lose miself.
Perciò assieme a Paolo saluto anche voi.  Arrivederci a presto, e a sempre.  
Nel frattempo, vi lascio anche questo link, segnalato dall’impagabile pinguina.
Dateci un occhio. È quello che lasciamo, e che troveremo, quando torneremo.
Anche se in fondo, che ci piaccia o meno, siamo comunque sempre qui.

http://www.stefanoesposito.net/wp-content/rapporto_mafie_nord.pdf
 





…. MI PIACE!

… e attenzione, non parlo (solo) del classico “clic” feisbukkiano,
quanto del “crowfunding”, altra iniziativa tipicamente da web
che, in poche e poverissime parole,
consente ad artisti e autori di chiedere ai rispettivi fan
di finanziarne un progetto, sia esso un libro, un album,
una tournée o uno spettacolo teatrale,
coinvolgendoli nella produzione e gratificandoli,
a seconda dell’impegno economico,
con ringraziamenti e omaggi ad hoc.

Personalmente l’ho sperimentata da “raiser” (sorta di fan-mecenate, appunto)
un anno fa, per sostenere la diffusione in un circuito di radio americane
del bellissimo album “Munch” dei Kalweit and the Spokes  (ascoltatelo!):
e devo dire che l’esperienza, raggiunto l’obbiettivo,
è stata davvero gratificante.

Ora leggo che un’analoga iniziativa è stata lanciata
anche da Giulio Cavalli, per la realizzazione
del libro e dell’omonimo spettacolo teatrale
“L’amico degli eroi”, ispirato a Marcello Dell’Utri;
e credo che sia una buona occasione,
per i fan vecchi e nuovi dell’artista antimafia lodigiano,
di metterci la faccia e qualche euro,
nel nome della libera espressione culturale, civica e sociale.
Il come e dove, li trovate cliccando qui, qui e sul sito di Giulio.
E buon mecenatismo a tutti!





DOTTOR FALCONE…

… inizio così, come la chiamerei incontrandola,
sognando confidenze pari all’ammirazione,
pura, totale, commossa, indefessa, che provo per lei.
Con il rispetto che le si deve, e l’umanità, che le si deve.
Immagino, leggendola, che tenesse a entrambi,
e mentre cade un altro di quei maledetti anniversari,
Capaci, 23 maggio 1992, penso a cosa potrei e vorrei scriverle…

… E lo sa? La prima cosa che mi viene in mente,
al netto dell’affetto, e della nostalgia,
sono questi mal di pancia, nella Procura di Milano,
dove di certo lavorano tanti altri bravi giudici, come lei,
lei che ne ha viste e vissute tante, di queste… come le chiamiamo,
Dottore, queste guerre intestine tra paladini della legge?
Chissà se ci riesce, Dottore, ovunque lei sia,
a capire chi ha ragione, e chi no, se poi conta o meno,
ma io credo di sì, anche se non so in che forma, in che modo…

… però non è un bell’omaggio, Dottore, me ne rendo conto.
Quindi preferisco ricordarle che la leggo sempre,
e la rivedo, sempre, quando mi capita di incrociarla,
su una pagina di libro o su un televisore,
lei e gli altri paladini caduti, come il suo amico Paolo,
tra un po’ ne arriva un altro, di quei maledetti anniversari…
… ma ci pensi il giusto, anzi, se lo vede me lo saluti,
con lo stesso affetto con cui la saluto io, la salutiamo noi…
… ci vede, Dottore? Noi sì.
E la sentiamo, dentro. Forte e chiaro.
A presto 






IL TEMPO E LA STORIA…



… ovvero una bella trasmissione televisiva, ma non solo.
E non qua. Non oggi, dove appiccichiamo di tutto un po’.
Innanzitutto, un “bravo” a Matteo Renzi,
che ha deciso di dare una bella spallata ai segreti di Stato.
Ora, magari (magari?) sarò un po’ ingenuo io,
ma la sola idea che alcuni dei più grandi misfatti
della storia recente italiana possano finalmente
trovare risposte (e, forse, colpevoli) mi conforta e non poco.
Poi appunto, attenti alle disillusioni, e alla ritorsioni:
e non mischierò per rispetto il sacro con il profano,
ma... alla partita del cuore, in verità, ci sarei andato anch’io.


Più brevemente, nel Lodigiano, la saga di Rifiutopoli
si è arricchita della sentenza di cui qui.
E non dico altro, se non che…
… beh, sembrava tutto così diverso, in quei giorni di indagini…
… su questo e altro, eh…
… e forse anche questo, per me, in fondo resterà sempre un po’ un segreto.


Dulcis in fundo, tra tempo e storia, segnalo l’aggiornamento
della primissima pagina della nostra Hall of Fame,
dedicata al grande Bill Russell, attraverso il grande Fede Buffa.
Anche stavolta il contributo è video,
autori due appassionati e bravissimi cantori di I Am a Celtic.
Un pezzo di basket, e di storia, nel tempo.
Buona visione, anzi, "rivoluzione"...







L’ANELLO DI FIDANZAMENTO

… non costa poco, fan 10 miliardi di euro,
ed è il cadeau con il quale Matteo Renzi
vuol provare a fare innamorare milioni di italiani,
rimpinguando loro la busta paga.
Basterà? Forse no, perché altri milioni, sempre di italiani,
aspettano un lavoro, e nell’attesa magari un reddito minimo.
Ma è un inizio, non mi interessa nemmeno se a scopo elettorale,
e credo che sputarci sopra, al netto e al lordo di altri interventi che,
alleggerendo tassazione e costi a chi il lavoro lo produce,
dovrebbero dare un po’ di fiducia anche a chi dovrebbe assumere,
sia un po’ come mordere la mano che ti carezza.
Poi aspettiamo altri fatti, è inteso,
ma bubare solo per il gusto di farlo, o per disillusione,
è controproducente e avvilente.

A proposito di fatti, nei giorni scorsi,
una lettera sulla legalità  e nel mafie nel Lodigiano,
a firma Movimento Cinque Stelle,
sottolineava in buona sostanza come,
sull’argomento, ben vengano iniziative di ogni sorta,
ma è indispensabile non fermarsi né ai titoli,
né alle Carte, poiché per sradicare la pianta del malaffare
dalla vita quotidiana occorrono misure più concrete,
suggerendo ad esempio l’adesione al Protocollo di Merlino,
intelligente formula sugli appalti pubblici
che vi invitiamo ad approfondire cliccando qui.

Riflessioni, nel complesso, più che condivisibili,
anche se chi scrive resta convinto che,
al di la di qualsiasi etichetta,
incontri, dibattiti e gesti simbolici restino comunque
un veicolo e una combustibile fondamentali
 per tenere acceso, a fiamma bassa o meno,
il braciere dell’informazione su cosa accade nel territorio,
stimolando il comune senso della legalità.
A Lodi c’è che lo fa da anni, e stasera replica, con Claudio Fava,
vicepresidente della commissione parlamentare antimafia:
uno che, non bastasse il pedigree,
la testa sugli affari del Lodigiano ce l’ha già messa
per la vicenda dell’ex prefetto Pasquale Gioffrè.
Una buona occasione, alla Sala Granata,
per farsi un’idea di cosa accade da noi e non solo.

… poi magari parleremo anche di Renzi e mafie…






LA TERRA DEI TROLL

Ora, due mazzate o peggio, purtroppo,
al giorno d’oggi non le si nega a nessuno, in alcun posto.
Ma leggere dell’aggressione subita in città Bassa da un invalido,
pestato senza pietà da ignoti energumeni per una manciata di euri,
mi ricorda i dolori di questa nostra società, certo,
ma anche le zone d’ombra e di costante pericolo
che circondano la zona tra la Maddalena, l’Adda
e il vecchio Borgo, nella Lodi più orgogliosamente “popolare”.
Tra parentesi: la zona in cui vivo.
E che adoro, pur con tutte le sue contraddizioni,
delle quali a volte farei però volentieri a meno.
E mi domando cosa si aspetti, o cosa si possa fare,
per rendere più sicuro un ventre pittoresco e molle,
dove la tossicodipendenza con la sua travagliata umanità
è tristemente e quotidianamente di casa da sempre,
dove multietnico non è razzismo, no, davvero,
però in mezzo a tanta brava gente,
di ogni colore e idioma,
si nascondeva il Mansour rapinatore ed assassino,
o dove in un bar il benvoluto e giovane titolare
si è ammazzato per mai abbastanza chiariti travagli,
mentre in un altro, di bar,
il pasticcere-costruttore “a la page” lasciava il denaro
per ai sodali del cartello Porto-Mangano.

Luci, voci, colori e sapori, in città Bassa.
E campane. E spari, come quelli che
hanno stroncato la vita a Giovanni Sali,
lo ricordate? È passato più di un anno,
ma del mostro come con un troll di fiume
è emerso dall’Adda, per sparire nell’ombra,
dopo aver ammazzato il carabiniere di quartiere
non si è più saputo nulla.

E i troll continuano ad affiorare,
come fiumi carsici, tra una vetrina e un cinema,
qui il sabato sera c’è ancora un po’ il sapore di movida,
la caserma dei carabinieri e quella della guardia di finanza
sono lì, a poche centinaia di metri l’una dall’altra,
c’era anche un ufficio della polizia locale,
ma pare non ci sia mai stato,
e adesso è chiuso, chiuso da tempo,
come un occhio spento.
Forse è questa la metafora,
lo spaventapasseri non basta,
magari prima o poi due sberle le piglio o le do anch’io,
ma almeno l’avevo detto.
Anche se non serve a un cazzo.






MESSAGE IN A B(A)TTLE

Ho parlato con Christian Abbondanza una sola volta,
dopo averlo letto, attentamente, qualche volta in più.
Correva l’anno 2012,
a Lodi in prefettura stava per insediarsi Pasquale Antonio Gioffrè,
e un uccellino mi disse di andare sul sito della Casa della legalità,
dove avrei trovato informazioni che generalmente sfuggono ai curriculum,
diciamo così, istituzionali.

Nel merito, e in estrema sintesi, attraverso Christian e la onlus
leggemmo come, durante il suo servizio in Liguria,
Gioffrè, non ancora prefetto, non avesse propriamente brillato
per accanimento contro i malaffari delle cosche,
ma soprattutto come lo stesso funzionario
fosse finito in un’associazione per la promozione della cultura calabrese,
la Città del Sole, accanto a personaggi in odore di clan.


Della vicenda, per chi lo volesse, riportiamo qui sotto grassettati
alcuni link, sì da ricostruirne a più voci e a sommi capi le tappe.
Qui basti ricordare come, a dispetto del silenzio pressoché totale
e ugualmente “bipartisan” di quasi tutti i maggiorenti politici locali,
la faccenda arrivò in parlamento, e mosse parte dell’associazionismo
e della società civile lodigiana
a fare quello che i suoi amministratori
non si erano sentiti di fare, ovvero, chiedere chiarezza.



Al netto di ciò, con la storia ormai bella e sepolta
e Gioffré partito da poche settimane per altri lidi,
proprio ripensando a quei giorni
e a quella piccola mobilitazione civile
ci amareggia e raggela un po’ il sangue leggere dal sito di Giulio Cavalli
come Christian sia stato pesantemente minacciato in aula
da uno dei tanti capibastone di quella Liguria che Abbondanza,
assieme ai suoi amici, indica da anni con tanto di nomi e cognomi,
come terra devastata dal cancro della malavita organizzata.
E amareggia-raggela, in uguale misura,
scoprire come anche il magistrato che sostiene la pubblica accusa,
Giovanni Arena, sia stato bersaglio di altre e gravissime minacce,
tanto da finire sotto scorta.

Tra Liguria e Lodigiano,
tra passato e presente,
ricordo una vicenda altrettanto amara,
ricca di analogie,
che allora portò anche me,
sull’onda della più coraggiosa e impegnata
società civile lodigiana,
a spendersi per esprimere la nostra solidarietà
a Giulio Cavalli e al sostituto procuratore Paolo Filippini.
Lì Christian non c’entrava nulla, come apparentemente
noi non c’entriamo nulla con Imperia e le sue faccende.
Ma poiché la giustizia, la legalità e il coraggio
sono temi tanto comuni quanto comune è la malapianta
della criminalità brutale, prepotente e organizzata,
faccio volentieri mio, questo articolo-appello da “il Fatto Quotidiano”.
E affido a mani sicure, oltre a questo blog,
il mio abbraccio Christian e per Arena,
affinché questo messaggio,
come dentro una bottiglia,
li raggiunga entrambi,
dentro la battaglia.





IL BOCCONE AMARO

… ma necessario. Almeno credo, anche se ammetto
che un’idea precisa sulla faccenda non me la sono ancora fatta.
Il riferimento è all’accordo (o presunto tale: toccare per credere)
tra Renzi e Berlusconi sulla riforma della legge elettorale,
ovvero il sistema che dopo aver mandato di fatto a monte
l’ultima campagna elettorale dovrebbe (condizionale d’obbligo)
ridare agli italiani un meccanismo di voto che non solo legittimi
adeguatamente il partito vincitore, ma garantisca ai cittadini
anche una possibilità di scelta più diretta, più consapevole.
A oggi, ipotesi e indiscrezioni alla mano, saremmo un po’ a metà del guado:
ma averlo iniziato, quel guado, è già qualcosa
(o molto, purtroppo, in un Paese come il nostro)
anche se non fatico a comprendere le ragioni di chi, in buonafede,
anche a sinistra gira e rigira si trova sempre a fare i conti con Berlusconi.
Allora provo a convincermi che sì, forse è proprio come dice Renzi,
che questo è solo un patto sulle regole d’ingaggio tra due grandi nemici,
affinché un domani chi vince vinca davvero, senza sé e senza ma.
Ma intanto mi domando quanti anticorpi, intelligenza e onestà intellettuale
abbia veramente questo Pd per resistere alla tentazione di un’ennesima,
e forse definitivamente distruttiva, cannibalizzazione di se stesso.
In tal senso, devo capire se le fresche dimissioni di Cuperlo
siano un bene o un male.

Intanto Selotengono…

… o meglio, Selotiene. Tradotto: a fronte della richiesta di Sel di sfiduciare il “suo” Tommaso Premoli, il sindaco di Lodi Simone Uggetti ha detto “no”, blindando una giunta a suo dire compatta e confermando l’assessore della discordia. Il quale, a onor del vero e di ogni ragione, ha confessato di aver rimesso il proprio mandato nelle mani del primo cittadino, rivelazione emersa un po’ in ritardo (come altri dettagli di una vicenda, diciamolo pure, gestita non benissimo a livello comunicativo un po’ da tutti i protagonisti)
ma che restituisce un po’ d’onore anche al reprobo. Il quale, presunto o tale, ha peraltro spiegato le sue ragioni mescendo una dose di autocritica a tanta amarezza, rimarcando definitivamente la sua scollatura col partito che l’aveva accolto e scelto, salvo scoprire cammin facendo di aver fatto un errore.
Per un sunto della vicenda, a partire dalle origini, valga il link qui sotto, e gli altri sotto l’articolo.

Guardando oltre, la speranza è che l’annunciata comunione
d’intenti in campagna elettorale resti valida,
e non pregiudichi promesse e progetti, specialmente in ambito di legalità,
in una Lodi da qualche mese stranamente “tranquilla” ...







… YAWN (E BOOMALEK) …

… Non so, e forse poco importa,
ma sarà l’effetto  ferie (brevi),
il ritmo sempre un po’ concitato,
la sensazione d’essersi lasciati alle spalle
un anno difficile (per tutti) e bello (per me),
ma in questo principio di 2014,
al netto delle incertezze che mi e ci attendono,
per ora non avverto soluzioni di continuità.

Così fatico a mettere un po’ d’ordine nei pensieri, molto sparsi,
e glisso su alcune latest news (invero molto poco latest, e assai scadute),
limitandomi a rallegrarmi con me stesso per aver infine scoperto
che alla fine sì, due mesi e passa fa, il Comune di Lodi
ce l’ha fatta ad aderire ad Avviso Pubblico,
che poi cosa significhi in concreto lo andremo a scoprire,
ma lascia sperare che su certi temi, come le mafie sul territorio,
anche dal Broletto si guardi e si rifletta con un’attenzione un po’ più… attenta.


Nel mezzo molto altro, ma restando più o meno in tema,
con colpevole ritardo, spendo un pensiero per ricordare
che da oltre un anno non si sa come e perché è morto il povero Giovanni Sali.
Ecco, questo potrebbe essere un auspicio, per l’anno nuovo.

A proposito di mafie, ma allargando il campo,
si è ripreso invece a parlare di liberalizzazione delle droghe leggere,
che tradotto pragmaticamente significherebbe magari liberalizzare
anche l’apertura dei cosiddetti “coffee shop”.
Così, si dice, verrebbe sottratto legalmente uno dei più fecondi
canali di arricchimento delle malavite organizzate,
ragionamento che tempo fa, da giovane radicale, feci anch’io.
Ora ho l’impressione che ad avventarsi sull’eventuale business
finirebbero gli stessi personaggi, ma con capitali “ripuliti”,
che oggi vi lucrano illegalmente.
Ma al di là del sospetto, credo ancora valga la pena provarci:
primo, per sollevare le forze dell’ordine dall’onere di indagare
su una buona (e più innocua) fetta del mercato degli stupefacenti,
consentendo loro di concentrarsi su altri e più pericolosi narco-traffici:
secondo perché, legando il prodotto ad apposita tassa,
come quelle che già accompagnano altri vizi velenosi che ci (mi) concediamo,
si darebbe linfa alla casse statali e a una situazione economica che,
addì 9 gennaio, resta ancora la più inquietante incognita sul nostro futuro.

Penso questo, e una vocina mi dice… e i giovani? E i ragazzi? E la salute?
… e tirerei quasi il freno a mano, se un’altra voce non mi ricordasse
che in questo, come in altri campi della vita sociale, e dell’educazione,
varrebbe meglio prima che poi la tentazione di volare un po’ più alti.
Ecco, alla fine qualcosa ho scritto. Boomalek, ma con saggezza.

Ps.: last minute, del tutto casualmente, leggo qui una riflessione sul tema
anche sul blog di Giulio Cavalli. Al netto del distinguo tra legalizzazione
e liberalizzazione, direi che ci siamo.





RAFFREDDATO

… dice (non è vero, ma facciamo finta), perché batti la fiacca?
Perché son raffreddato, anche se respiro benone.
Gli occhi sono aperti, ma la temperatura delle emozioni È bassa,
e non è colpa del gelo.
Il fatto è che se non vedo non ci credo,
e quando vedo, purtroppo, spesso rimpiango di doverci credere.
La crisi finisce o no?
L’Italia si desta o no?
Non so più a chi credere, ma tendo alla diffidenza, verso chiunque,
e allora mi affido all’istinto, a sua volta confuso anzichenò.
Che dire, per esempio, della sindachessa calabrese
che da simbolo della lotta alla ‘ndrangheta ne diviene presunta sodale?
Dovessi scommetterci un eurino direi che l’hanno tirata in mezzo,
ma poi penso a qualche furbastro, anche nel Lodigiano,
che dietro a un’immagine rispettabilissima
nascondeva più che deprecabili altarini e allora non so,
non so più, se indignarmi o aspettare.

Altrove, domenica, ci sarebbero anche le Primarie del Pd:
e mi sembra un secolo, ma era solo un anno fa,
quando viverle dava ben altro afflato, ben altre speranze.
Eppure sì, forse ci siamo, Renzi stavolta vincerà,
magari farà la pace col suo ex amico Civati,
e allora vedremo veramente di che pasta sono fatti
il più ambizioso e innovatore (a parole) dei nuovi leader
e il più grande e autolesionista (nei fatti) dei partiti italiani,
che ancora rimpiango, e al contempo mi vanto,
di non avere mai votato.
Nel mezzo, tra scandali e paure,
anche bei cieli, tersi, nel gelo che raffredda perché non può farne a meno.
E la voglia di tornare a scaldarsi, dentro e fuori.





QUESTO PERCHE’ (16 ottobre 1968) …

… è un bell’anniversario, una bella storia,
e un bell’esempio di ottimo giornalismo sportivo,
in tempi (da tempo) di troppo gossip
e di personaggi umanamente sciapi.
Buona lettura, from the past, in Cerri pick…


Sono uguale a voi: quel volto bianco accanto ai pugni neri

Bisogna sforzarsi di non guardare i due a testa bassa, il pugno chiuso alzato in un guanto nero, calze nere e niente scarpe, sul podio. Bisogna concentrarsi sull' atleta di sinistra, bianco, lo sguardo dritto, le braccia lungo i fianchi. Bisogna ricordare alcune cose, di quel 1968 perennemente associato al Maggio francese. Il 16 marzo il massacro di My Lai, il 4 aprile l' assassinio di Martin L. King, il 5 giugno tocca a Bob Kennedy. Aggiungiamoci il Biafra, i carri armati sovietici sulla primavera di Praga, la strage di piazza delle Tre Culture poco prima che cominci l' Olimpiade messicana. Bisogna sapere che la finale dei 200 metri la vince Tommie Smith in 19"83 (primo a scendere sotto i 20") davanti a Norman (20' 06")e Carlos (20' 10"). Carlos parte forte, troppo forte. Smith lo passa a 30 metri dalla linea e corre gli ultimi 10 a braccia alzate. Norman ai 100 metri è solo sesto, viene fuori nel finale, supera Carlos negli ultimi metri. Bisogna sapere che nel ' 67 Harry Edwards, sociologo a Berkeley, voce baritonale, discreto discobolo, ha fondato l' Ophr, Olympic program for human rights. L' idea è che gli atleti neri boicottino i Giochi, ma è difficile da realizzare. Chi aderisce porta il distintivo, una sorta di coccarda, ed è libero di manifestare la sua protesta come crede. Smith e Carlos, accolti alla San José perché bravi atleti, a loro volta studenti di Sociologia, portano il distintivo e vogliono manifestare. Bisogna anche avere un' idea sull' età dei tre sul podio. Tutti nati nel mese di giugno. Smith nel Texas, settimo di undici figli. Ha 24 anni. Suo padre raccoglie cotone. Norman è il più anziano, ha 26 anni, suo padre è macellaio, famiglia molto credente e vicina all' Esercito della salvezza. Carlos ha 23 anni,è figlio di un calzolaio, nato e cresciuto ad Harlem. Appena giù dal podio la loro carriera sarà finita, bruciata, e la vita un inferno. Ma loro non lo sanno e, se lo sanno, non gliene importa. Nel sottopassaggio che va dagli spogliatoi al podio Norman assiste ai preparativi dei due americani. Tutto è fortemente simbolico, dalla mancanza di scarpe (indica la povertà) alla collanina di piccole pietre che Carlos mette al collo (ogni pietra è un nero che si batteva per i diritti ed è stato linciato). Smith e Carlos spiegano. E Norman dice: «Datemi uno dei distintivi, sono solidale con voi. Si nasce tutti uguali e con gli stessi diritti». Così anche Norman sistema la coccarda sulla sinistra della tuta. C' è un problema, Carlos ha dimenticato i suoi guanti neri al villaggio, mentre Smith ha con sé quelli comprati da Denise, sua moglie. «Mettetevene uno tu e l' altro tu», consiglia Norman. Così fanno. Smith alza il pugno destro e Carlos il sinistro. «Se ne pentiranno tutta la vita», dice Payton Jordan, capodelegazione Usa. Vengono cacciati dal villaggio, Smith e Carlos. Uno camperà lavando auto, l' altro come scaricatore al porto di New York e come buttafuori ad Harlem. Sono come appestati. A casa di Smith arrivano minacce e pacchi pieni di escrementi, l' esercito lo espelle per indegnità. A casa di Carlos minacce telefoniche a ogni ora del giorno e della notte. Sua moglie si uccide. Solo molti anni dopo li riprenderanno a San José, come insegnanti di educazione fisica. E nel 2005 Norman sarà con loro, per l' inaugurazione di un monumento che ricorda quel giorno in Messico. Norman in Australia viene cancellato. Supera 13 volte il tempo di qualificazione per i 200 e 5 quello per i 100, ma a Monaco ' 72 non lo mandano. Nessuna spiegazione. Gioca a football ma smette per un infortunio al tendine d' Achille, rischia l' amputazione di una gamba. Insegna educazione fisica, svolge attività sindacale, arrotonda in una macelleria. Il più grande sprinter australiano non è coinvolto in Sydney 2000 né tantomeno invitato (col suo 20"06 avrebbe vinto l' oro). Sofferente di cuore, muore il 3 ottobre 2006. Smith e Carlos vanno a reggere la bara, il 9 ottobre. La banda suona "Chariots of fire". Il 9 ottobre diventa, su iniziativa Usa, la giornata mondiale dell' atletica. Il nipote Matt ha girato un lungometraggio sul nonno, intitolato "Salute", trovando pochi finanziatori in patria («È una storia che riguarda due atleti neri»). Non erano due neri e un bianco a chiedere rispetto e giustizia su quel podio, erano tre esseri umani. «Sono affari vostri», poteva dire Norman, ma non lo disse e non si pentì mai, e gli altri due nemmeno. Tutte cose che la foto non dice.

GIANNI MURA





COSA SUCCEDE IN CITTA' (Lodigiani, svegliatevi!)


... lo ha spiegato Giulio Cavalli,
con dovizia di particolari
e un coraggio né nuovo, né comune,
venerdì a Lodi Vecchio, in una serata
di cui cliccando qui riportiamo una preziosa testimonianza.
Ciò tornando ad abbracciare, graffiandolo nell'orgoglio,
un territorio ben più gravemente ferito nella sempre
più caduca immagine di provincia tranquilla, a "prova di mafia".
E invece le mafie ci sono arrivate, eccome, e ancora,
come la complessa operazione antimafia della scorsa settimana
ha rudemente ribadito, scuotendo memorie sopite
o ancora in attesa di risposte, come su quella lunga stagione
di incendi tra i rifiuti sulla quale è calato il più fitto silenzio.


Ci sono tornate, sì, attraverso gli arresti,
come quello di Vincenzo Tumminello,
socio e caporale di quelle cooperative tinte di "nero",
nella forza lavoro sfruttata e, di conseguenza, nei capitali.
E c'è arrivata con i soldi, quelli che sull’asse Porto-Mangano,
genieri e nomi di spicco del cartello incriminato,
secondo gli inquirenti sono finiti anche nel Lodigiano,
per corroborare gli investimenti dei fratelli Catanzaro,
arrivati in riva all’Adda da lontano, senza nulla,
per assurgere negli anni a imprenditori tout court,
dall'edilizia alla ristorazione,
cantieri un po’ ovunque, un panificio in via Lodino
e un filo diretto con dirigenti di banca
pronti a spalancargli oltremodo i forzieri,
perché i latini insegnano (ma non era una lingua morta?)
che sì, il denaro evidentemente non puzza.
Il "come", nello specifico, lo riassume bene
questo articolo di Lorenzo Rinaldi su "il Cittadino"
;
ciò al netto di un processo che ancora nemmeno esiste,
delle presunzioni di innocenza e di colpevolezza:
mentre i diretti interessati si difendono,
negando addebiti e legami scomodi
che gli inquirenti, invece, ritengono evidenti.

Al lordo di tutto, invece,
la vicenda richiamerebbe
a quell'attenzione nei comportamenti,
e a quell'amore per la legalità
che la storia di denunce, verità,
moniti (lanciati, ma spesso snobbati)
e minacce (subite, e sovente sottovalutate)
che da anni fa da duplice scorta a Cavalli
dovrebbe rinfrescarci, "svegliandoci";
chiamando a farci noi, "classe dirigente";
senza scordarci di chiedere e pretendere altrettanto
da chi, classe dirigente, ci chiede di diventarla
dietro un qualsiasi scranno,
in un qualsiasi palazzo, di un qualsiasi potere,
con o senza una divisa addosso.

Perché a bere un caffè, in quei bar tra Massalengo e la città bassa,
dove pacchi di denaro passavano di mano in mano,
potremmo anche finirci tutti, e fin qui anche poco male;
a patto che l’indifferenza, la paura o la superficialità
non ci impediscano di guardare un po’ oltre, porre domande,
come la vicenda dei bar di Spagnuolo,
presa a emblema in tempi non sospetti
dallo stesso Cavalli, dovrebbe insegnarci a fare.
Senza isterismi, né caccie alle streghe.
Ma con senso civico, e onestà intellettuale.

Perché “mafioso”, in senso stretto e lato,
significa fondamentalmente e soprattutto “illegale”.
È un metodo, che abbraccia ed esula al contempo
il concetto tradizionale di cosca, di violenza.
È la prepotenza del capomandamento,
come la truffa del politico e del banchiere;
sempre e comunque ai danni degli onesti,
e di quelle legge che dovrebbe difenderli.
Accade anche a Lodi, anche nel Lodigiano, sì.
Dove si lava il denaro investendolo,
dove si truffa e si rapina come in tante altre città,
e dove un carabiniere muore per strada,
in pieno giorno, senza testimoni né, ancora, colpevoli.
Peccato, davvero, per tutto. Ma meglio prenderne atto,
che subirlo continuando a ignorarlo. Oggi a me, domani a te.

Poi magari un giorno vedremo il capoluogo
aderire finalmente ad “Avviso Pubblico”,
come da programma elettorale,
e sempre come da programma elettorale
investire culturalmente e civilmente
in serie ed efficaci iniziative per la legalità.
Lo aspettiamo, come da promesse.
Sperando che non sia solo uno spot,
ma un vero impegno.


(Cliccando qui, il video sulla serata di Lodi Vecchio)




IL CIELO SOTTO BERLINO

… ovvero un week end rilassante e istruttivo nell’ex Gerusalemme d’Europa.
Rallegra, per esempio, il lieto fine di una storia altrimenti tragica,
simbolo dell’idiozia e della cattiveria di un mondo che dalla guerra,
assieme a tante paure, aveva ereditato diffidenza e ideologie malsane:
suggerisco un giro, per chi non ci fosse stato, al museo dell’ex Ddr,
o a quello del check point Charlie, tanto per capire come abbiano vissuto
generazioni divise da un muro ben più lungo e alto di quello berlinese.
Vieppiù, rallegra incrociare giovani oriundi dotati di favella e cultura
superiori alla media, capaci di tenere alto l’onore nazionale,
anche con un semplice grembiule da cameriere: e sorprende
vedere che, anche nell’efficientissima Germania, i cantieri si dilungano,
le consegne slittano e i partiti bisticciano, segno che forse sì,
fatte le debite proporzioni, è proprio vero che ogni mondo è un po’ paese.

                                                     *****
Di ritorno, tra mille vibrazioni personali, e sotto un cielo lui sì, ancora azzurro,
navighiamo a vista tra prospettive di fragili riprese e di governi instabili,
riforme dall’effetto incerto e inestirpabili ingiustizie all’italiana,
politici da avanspettacolo e posti di lavoro che continuando a sparire…
… poi siamo l’Italia, of course, e siccome ogni mondo, appunto, è paese,
c’è comunque chi denaro da spendere evidentemente ne ha in abbondanza,
e forse ne è talmente malato da non trovare miglior modo che goderselo
con più o meno pericolosi vizi: è il caso, assieme a quelle slot
tanto care anche al mondo della criminalità organizzata,
del gioco d’azzardo, pratica che un grillo parlante, nelle sue notti lungo l’Adda,
mi riferisce essere tornato di gran moda, in qualche circolo privato…
… ma questa è un’altra storia, che forse un giorno riusciremo a raccontare.
Nel frattempo ben ritrovati a tutti, e statemi, stiamoci davvero, bene,
godendoci i cieli sotto e quelli sopra, fin che possiamo, fin che ne abbiamo…
… Lo penso spesso, lo scrivo ora, alzando un grande alley oop 
a Francesco Bertolazzi, un ragazzo che non ho mai conosciuto,
ma che amava il basket come me, lo giocava molto meglio, di me,
e che per colpa di uno dei tanti mali atroci di questo anche porco e sporco mondo se ne è andato per sempre, a soli 34 anni.
Mi rattristo, ma leggo il buon Luca Mallamaci, che se lo immagina ad allenarsi lassù, con la Dea Canestria, e sento un brivido. Forse sto già meglio.
Ora e sempre…







E’ ARRIVATO SALSICCIA…

… che dall’Italia manca da un po’, anche se ci tornerebbe volentieri.
Perciò mi chiede, “Bido, come vanno le cose qui?”.
E me non resta che allargare le braccia, abbozzare il solito carnevale
zeppo di assurdità prese a prestito dal grottesco surrealismo 
di questi tempi (e invece è tutto vero) e concludere, come avevo iniziato,
che comunque “va bene, Sasha”, perché in fondo,
a differenza di tanti altri, sto andando a lavorare…


… e cos’altro dovrei dirgli, a Sashimeria?
Che siamo il Paese che, con la crisi dilagante e perdurante,
in due anni ha cambiato tre governi,
succhiando soldi sempre e solo ai soliti noti
e combinato pressoché zero misure per il rilancio?
Che siamo il Paese dove una maggioranza ricatta… l’altra,
che storce il naso, sbuffa, ma poi cede un po’, massì, perdiamo tutti quanti, tanto la faccia ce la siamo giocata già da un pezzo, no?
Che siamo il Paese dove un alto esponente di un partito oramai in preda all’isterismo e all’anarchia (la Lega) offendono un ministro del loro (?) Paese solo perché ha il colore della pelle (e l’appartenenza politica) diversa?
Che dallo stesso partito, poco prima, era partito l’auspicio che uno di quei barconi di disperati diretti verso le nostre coste potesse affondare?

No, Salsiccia, non serve che te lo racconti. 
Perché è sotto gli occhi di tutti, e grazie al cielo ancora ci nausea.
Poi ci sarebbe l’altra Italia, quella che ami tu, e che amo anch’io,
dono del caso e delle coincidenze, oggi silenziosamente retta da milioni di anime senza volto.
E ti racconterei del Papa, la cui frastornante lezione di umanità 
è mirabilmente riassunta in questo post di Giulio Cavalli:
eppure lo sai, Sashi, che il giorno dopo qualche fenomeno, 
di quelli che pure dovrebbero costruirtela, un’Italia nella quale poter tornare, ha pensato bene (???) di correggere questo buon maestro?
Non lo so, Ale, ma mi gira la testa.
Un vicino mi ha chiamato, sono andato a salutarlo,
mi ha detto “sto poco bene, ho un virus alla pancia”, 
e io ho fatto un passo indietro, scusi, sa, ma non posso proprio
rischiare di ammalarmi, ho un ospite, un matrimonio, stia bene che passerà.
Forse me la cavo, ma pensando al buon maestro, un po’ mi vergogno.
Che le cose, qui in Italia, stiano andando come mi merito?
Sarà il caso che ripassi la lezione.