venerdì 26 luglio 2013

FOULS TO GIVE



SIGNS…

… ovvero piccole, curiose, coincidenze e riflessioni.
Perché la fantasia spesso precede, talvolta segue e talvolta… entrambe,
intendo la realtà. Così mentre leggo questa, penso a poche ore prima,
Cinema sotto le stelle, la Grande Bellezza (effettivamente bella),
con il Jep-Servillo (sempre più bravo, o forse, come dice Lou,
ce ne siamo semplicemente accorti tardi) che guarda attonito 
il suo misterioso vicino di casa portato via dagli uomini della Dia.

Misteriosi vicini di casa, sì, 
anche per il giornalista famoso, 
ma evidentemente distratto,  
e ben venga almeno quel pizzico di amara autocritica.
Perché vista Colosseo, o vista sull’Adda, 
la decadenza della Capitale raccontata da Sorrentino
non è che la testa di un serpente bene annidato 
in ogni angolo di questo nostro Paese.
Attività commerciali in testa. Mentre noi dormiamo. Ad occhi aperti.
Per fortuna c’è chi li tiene aperti.

venerdì 19 luglio 2013

20'' TIME OUT



FORSE E’ INIZIATO TUTTO LI’…




… o è un po’ come se lo fosse.
Ricordo bene il giorno, il luogo, “i luoghi”.
Lo spettacolo, orrendo, arrivava da Palermo, via d’Amelio.
E io davanti a un televisore, in casa di amici, a Portoferraio.
Incredulo. In lacrime. E non me ne ricordo molte,
di lacrime, nella mia vita, chiamiamola così, “adulta”.


Era il 19 luglio del 1992, e forse sì,
 è anche così che sono diventato un po’ più “adulto”.
La rabbia che nasce dall’impotenza, l’eredità più preziosa, ma anche scomoda:
quella dell’eroe e del martire, che non voleva essere né l’uno né l’altro,
ma semplicemente… una brava persona.
Per i suoi cari. Per il suo paese. Per il suo lavoro. Per i suoi ideali.

Si chiamava Paolo Borsellino, ma potrebbe chiamarsi anche Giovanni Falcone,
Rocco Chinnici, Cesare Terranova, Carlo Alberto Dalla Chiesa;
e assomigliare a quei tanti uomini dello Stato, uomini dell’Italia più fiera,
poliziotti, carabinieri, giornalisti, imprenditori, onesti cittadini
il cui sangue innocente ha bagnato decenni della nostra storia moderna.
Non volevano essere eroi, non dovrebbero essere eroi,
eppure scusatemi, lo so che non ho ancora imparato la lezione,
ma per me lo sono, e lo resteranno. Sempre.

Scusate, se gli vorrò sempre bene, anche se non li ho mai conosciuti.
Scusate se in questo momento non sto piangendo, eppure  ho uno strano brivido...
Scusate e grazie, grazie a tutti loro.
Perché mentre diventavo un po’ più adulto, anche un pezzo d’Italia lo diventava.
Un po’ più adulti, e un po’ migliori. E questa è una lezione che ho imparato.
E adesso mi fumo una siga con Paolo.

mercoledì 10 luglio 2013

FADEAWAY JUMPER



E’ ARRIVATO SALSICCIA…

… che dall’Italia manca da un po’, anche se ci tornerebbe volentieri.
Perciò mi chiede, “Bido, come vanno le cose qui?”.
E me non resta che allargare le braccia, abbozzare il solito carnevale
zeppo di assurdità prese a prestito dal grottesco surrealismo 
di questi tempi (e invece è tutto vero) e concludere, come avevo iniziato,
che comunque “va bene, Sasha”, perché in fondo,
a differenza di tanti altri, sto andando a lavorare…

… e cos’altro dovrei dirgli, a Sashimeria?
Che siamo il Paese che, con la crisi dilagante e perdurante,
in due anni ha cambiato tre governi,
succhiando soldi sempre e solo ai soliti noti
e combinato pressoché zero misure per il rilancio?
Che siamo il Paese dove una maggioranza ricatta… l’altra,
che storce il naso, sbuffa, ma poi cede un po’, massì, perdiamo tutti quanti, tanto la faccia ce la siamo giocata già da un pezzo, no?
Che siamo il Paese dove un alto esponente di un partito oramai in preda all’isterismo e all’anarchia (la Lega) offendono un ministro del loro (?) Paese solo perché ha il colore della pelle (e l’appartenenza politica) diversa?
Che dallo stesso partito, poco prima, era partito l’auspicio che uno di quei barconi di disperati diretti verso le nostre coste potesse affondare?

No, Salsiccia, non serve che te lo racconti. 
Perché è sotto gli occhi di tutti, e grazie al cielo ancora ci nausea.
Poi ci sarebbe l’altra Italia, quella che ami tu, e che amo anch’io,
dono del caso e delle coincidenze, oggi silenziosamente retta da milioni di anime senza volto.
E ti racconterei del Papa, la cui frastornante lezione di umanità 
è mirabilmente riassunta in questo post di Giulio Cavalli:
eppure lo sai, Sashi, che il giorno dopo qualche fenomeno, 
di quelli che pure dovrebbero costruirtela, un’Italia nella quale poter tornare, ha pensato bene (???) di correggere questo buon maestro?
Non lo so, Ale, ma mi gira la testa.
Un vicino mi ha chiamato, sono andato a salutarlo,
mi ha detto “sto poco bene, ho un virus alla pancia”, 
e io ho fatto un passo indietro, scusi, sa, ma non posso proprio
rischiare di ammalarmi, ho un ospite, un matrimonio, stia bene che passerà.
Forse me la cavo, ma pensando al buon maestro, un po’ mi vergogno.
Che le cose, qui in Italia, stiano andando come mi merito?
Sarà il caso che ripassi la lezione.