venerdì 19 luglio 2013

20'' TIME OUT



FORSE E’ INIZIATO TUTTO LI’…




… o è un po’ come se lo fosse.
Ricordo bene il giorno, il luogo, “i luoghi”.
Lo spettacolo, orrendo, arrivava da Palermo, via d’Amelio.
E io davanti a un televisore, in casa di amici, a Portoferraio.
Incredulo. In lacrime. E non me ne ricordo molte,
di lacrime, nella mia vita, chiamiamola così, “adulta”.


Era il 19 luglio del 1992, e forse sì,
 è anche così che sono diventato un po’ più “adulto”.
La rabbia che nasce dall’impotenza, l’eredità più preziosa, ma anche scomoda:
quella dell’eroe e del martire, che non voleva essere né l’uno né l’altro,
ma semplicemente… una brava persona.
Per i suoi cari. Per il suo paese. Per il suo lavoro. Per i suoi ideali.

Si chiamava Paolo Borsellino, ma potrebbe chiamarsi anche Giovanni Falcone,
Rocco Chinnici, Cesare Terranova, Carlo Alberto Dalla Chiesa;
e assomigliare a quei tanti uomini dello Stato, uomini dell’Italia più fiera,
poliziotti, carabinieri, giornalisti, imprenditori, onesti cittadini
il cui sangue innocente ha bagnato decenni della nostra storia moderna.
Non volevano essere eroi, non dovrebbero essere eroi,
eppure scusatemi, lo so che non ho ancora imparato la lezione,
ma per me lo sono, e lo resteranno. Sempre.

Scusate, se gli vorrò sempre bene, anche se non li ho mai conosciuti.
Scusate se in questo momento non sto piangendo, eppure  ho uno strano brivido...
Scusate e grazie, grazie a tutti loro.
Perché mentre diventavo un po’ più adulto, anche un pezzo d’Italia lo diventava.
Un po’ più adulti, e un po’ migliori. E questa è una lezione che ho imparato.
E adesso mi fumo una siga con Paolo.