FOULS TO GIVE

EVIL HAS NO BOUNDARIES...
… e sinceramente vorrei dire molto altro e nulla di più.
Mi sono preso del tempo, ma non è che ne sia venuto a capo un granché.
La verità è che sono confuso, spaventato e arrabbiato,
ché avevo da poco letto uno splendido libro della Fallaci,
e che leggendo le violente, predittive pagine della grande giornalista
pure non volevo, e non voglio ancora,
rinunciare all’ideale di un’Europa, di un Occidente,
se non del mondo intero, liberi e democratici.
Eppure il male cresce ovunque, e in ogni forma,
che sia la follia dell’avidità, dell’odio religioso o della…. follia stessa.
E io non so che fare,
se non immaginarmi un po’ stupidamente con una mano tesa a chi soffre,
e nell’altra un pugno chiuso, pronto a colpire il vuoto, attorno a me.

Maledetto, comunque e quantunque,
sia colui che infierisce sul debole, sull’innocente, sul disarmato.
E che Dio o Allah, se proprio credete, vi strafulminino per l’eternità.

Ps.: non una parola su Charlie Hebdo. Non credo d’essere degno di parlarne.
Una foto sì, però, almeno una, qui sotto. Come grazie ed arriverderci.
Come vignetta, invece, quella amara e delicata di Cadei, oggi su “ilCittadino”.



NE PARLEREMO AL BAR…

“Esistono storie che non esistono”,
direbbe il grande Maccio Capatonda,
e che Dio ce lo conservi…



Più seriamente, però,  la verità è che esistono storie difficili,
anche da scrivere, perché la verità spesso ha più di una faccia.
Lo sa bene chi deve raccontare, per mestiere e vocazione,
dei delitti e dei misteri, siano essi grandi o piccoli.
Sspecie in un Paese come l’Italia,
che all’alba del nuovo, strettissimo bavaglio
stretto dalla politica nei confronti dell’informazione

è amaro ricordare ai vertici delle classifiche
sulla stampa “censurata”: magari a suon di querele milionarie,
come quelle sofferte e narrate da Renzo Magosso,
decano dei giornalisti lombardi,
a proposito delle sue inchieste sull’omicidio di Aldo Moro
e su quello del collega e amico Walter Tobagi.
Qui vi linkiamo un articolo, tanto per darvi un’idea:
ma ciò che più preoccupa, al netto e al lordo della vicenda,
è come l’episodio (e la routine, tutta italiana, della denuncia per diffamazione)
costituisca solo un esempio del “freno” posto dalla legislazione italiana
all’editoria e al giornalismo d’inchiesta, di fatto “imbavagliati”
nel loro viaggio tra diritto (e dovere) di cronaca e ricerca della verità.

Fine? No, ovviamente no, perché quell’Ordine che tanti vorrebbero abolire,
ma che invece è bello talvolta riscoprire come fonte di aggiornamento e riflessione,
ci ricorda anche le sue tante Carte deontologiche a tutela di coloro
sui quali scriviamo, affinché in prima pagina ci finiscano i “mostri” veri,
e non quelli inventati dalla fretta, dal poco scrupolo o dall’umanissima fallibilità.

Viviamo a cavallo tra diritti e doveri, insomma, i nostri e quelli altrui,
le rispettive dignità in gioco, spesso sul sottile filo della cronaca in diretta,
e sarebbe sempre bene ricordarselo. Noi ce lo ricordiamo. Epperò…

… epperò il futuro è oscuro. Per la nostra professione,
già minata dalla crisi economica e da un’inevitabile metamorfosi “social”(e),
e anche per la libertà di chi continuerà ad avere l’onere e l’onore di praticarla.
Pure sul web, eh!
Apprendiamo, per esempio, che la Casa della Legalità di Genova
è stata costretta a pagare una multa per alcuni articoli
che avrebbero leso la figura di uno dei personaggi citati anche dalla stampa lodigiana
ai tempi del “caso” sull’ormai ex prefetto di Lodi, Gioffré.
Multa, sì, con annessa rimozione dal web degli articoli sopracitati.
Giusto? Sbagliato? Io non lo so, i giudici evidentemente sì,
ma la domanda sorge spontanea: dovranno forse pagare la medesima multa
i parlamentari che, all’epoca dei fatti, citarono a loro volta il personaggio leso?
Dovranno rimuovere i rispettivi documenti sul caso la Camera e il Senato?
E dovrà pagare la Direzione investigativa antimafia, dalle cui informative
sia la stampa che i parlamentari stessi trassero parte delle loro argomentazioni?
Io non lo so, ancora e un’altra volta ancora,
ma so che mi gira la testa, e che se a decine di anni da alcune delle più efferati stragi
vissute dal Paese non se ne conosce ancora la verità, cosa avremmo dovuto fare,
lungo tutto questo tempo? Dimenticare, come in un infinito letargo, o provare comunque a raccontare?
E con quali limiti, ancora una volta, ai nostri diritti e ai nostri doveri?
Tutto questo avrà anche un che di giusto, poiché di ingiustizie, e vere diffamazioni,
è costellata la ricerca della verità. Ma qualcosa continua a non tornarmi. E non so cosa.

E allora sì, alla fine mi rifugio in Maccio,
e prima di raccontarne un’altra, di novella,
do appuntamento agli amici al bar,
per parlare senza bavagli né paure,
e raccontare che sì, forse “esistono storie che non esistono”…




 UOMINI CHE ODIANO...

… anche gli animali e che più bestie delle bestie non si può.
Che non è una novità, perché come cantava Jovanotti,
“del resto l'uomo lo si vede d'ovunque, è il più violento e feroce animale”.
Ma fa comunque sempre orrore e rabbia
leggere che, mentre in giro per l’Italia si ammazzano orsi a narcotici e fucilate,
dalle nostre parti si incendiano gattili, e s’impiccano volpi...
ma come si fa, a impiccare una volpe?
Non ho intenzione di leggere in giro cosa ne pensa la gente,
in fondo è anche per evitare quella violenza (verbale)
generata da altra violenza (fisica) che ho chiuso con i social ad ampio raggio.
Però una licenza me la prendo qui, senza contraddittorio,
per dirvelo e dirglielo,
che sono o siete solo dei maledetti mostri,
vigliacchi, bastardi e malati di mente.
Un altro incubo, in mondo popolato di incubi.
Se vi prendo non vi scanno, solo perché io voglio continuare a sognare…
… ma ve la faccio pagare.





CASA NOSTRA

… ovvero le mafie, i mafiosi e i loro “tetti” nel Lodigiano.
Alcuni già noti, altri meno, anzi: peccato che non se ne sappia
e non ci dicano di più, sugli “inquilini” cui lo Stato negli ultimi anni
ha confiscato beni immobili, per lo più abitazioni,
confermando una volta di più una presenza delle “male” nel territorio.

Sono sette, come riportano il “lancio” de “Il Cittadino”
e il sito dell’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione
dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata (l’Anbsc).
Tanti? Pochi? Sempre troppi, diremmo, e si fate un giretto sul sito dell’Agenzia scoprirete come nel Sudmilano,
osmotica cerniera tra la metropoli e i campi (e capannoni) della Bassa,
le cose vanno anche peggio, con la bellezza di 64 sequestri.
Tirate pure le conclusioni che credete,
mentre noi, nel nostro piccolo, proviamo a saperne di più…





CATTIVI PENSIERI…

… E spiace unirsi alla schiera dei tanti, troppi che già li fanno.
Ma al di la della repulsione per l’ennesimo braccio armato terroristico,
l’Isis, che miete morte e terrore a piene mani tra Iraq e Siria,
resto un po’ inquieto e diffidente sulla rapidità con la quale
anche l’Italia è salita sul carro dei crociati, per armare i Peshmerga curdi.
Deliberano persino le Camere, in fretta e furia,
mentre i Fratelli d’Italia, in piazza, dicono che è poco,
che bisogna mandare i nostri soldati, sul campo,
rigurgiti di nazionalismo in un mondo già pieno di fanatismi razziali e religiosi,
che invece di guardare avanti guarda sempre più al passato, e ai suoi errori, per… ripeterli?
 
Mah… sarà che vedo e leggo troppa storia del Secolo Breve, di questi tempi,
ma per quanto ci riguarda  la virata bellico-umanitaria mi puzza molto di:
1) Armiamoli, non partiamo ma… pensiamo un po’ meno ai guai di casa nostra.
2) Armiamoli, non partiamo ma… diamo un po’ di fiato alla nostra industria. Bellica.

E ciò al netto del gusto che proverei a veder spazzati via un po’ dei boia
di questi nuovi genocidi, guerra mondiale a spezzatino, come grosso modo
ha detto anche il Papa, che retorica e ruoli a parte direi ha centrato il punto.
Vis pacem para bellum, insomma, e al solito spero di sbagliarmi.
Però…









AH BEH, ALLORA…

… Buon ferragosto, comunque.
Oltre lo schifo del professore fatto a pezzi e ficcato in una valigia,
roba che non ne abbiamo parlato e non ne vogliamo parlare,
giusto da prendere, schiaffare in cella i colpevoli e gettare le chiavi,
perché di più non si può fare, o no?

Buon ferragosto, quindi,
anche agli amici del consiglio comunale di Lodi,
quelli “in ferie” per 2 mesi,
tanto di provvedimenti urgenti non ce ne sono,
e la giunta è bella che rifatta, o no?,
con tanto di ex leader dell’opposizione,
ma se torna Emily, cari signori…

Buon ferragosto, intanto,
con le condanne al cartello Porto-Mangano,
quello che aveva soci e contatti anche nel Lodigiano,
ne avevamo parlato anche qui, e qui,
poi aspettiamo di sapere che fine hanno fatto o faranno
i “nostri” coinvolti nella vicenda,
ma intanto è caduta l’accusa di associazione mafiosa,
quindi possiamo stare tranquilli, o no?

Massì, grigli chi può! Anche se siamo in recessione, o no?
E buon ferragosto a tutti, ancora,
anche al Papa volato in Corea del Sud,
che quelli oltre il 38esimo parallelo hanno accolto a razzi,
forse erano meglio dei semplici fuochi d’artificio, o no?
No, forse no. Ma buon ferragosto, lo stesso.






VOLEVO SCRIVERE QUALCOSA…
… ma la lascio dire a lei...





IL TERZO MONDO

… confesso che ho un rapporto, diciamo così, un po’ ambiguo con le armi.
Forse perché in me convivono, stessa dieta ad alto tasso di colesterolo,
il più conciliante animo diplomatico e l’imprevedibile spirito del punitore,
pronto a premere il più devastante dei  bottoni rossi pur di fare vendetta.
Credo dipenda da un malinteso senso di giustizia,
spesso frustrata e impotente, di fronte all’ingiustizia.

Anyway, faccio anche dell’altro, eh.
Tipo vedere partite di calcio,
meglio ancora se con la mia squadra del cuore protagonista.
Però, ringrazio l’istinto che, nei giorni scorsi,
mi ha spinto a rifiutare un bel biglietto omaggio per l’Olimpico,
sabato a Roma, dove Dio sa cosa sarebbe potuto succedermi.

Cucendo le due riflessioni, mi domando, per esempio,
cosa accadrebbe se anche da noi, in Italia, ci fosse la stessa
disinvolta circolazione di armi che tanti lutti adduce agli Stati Uniti,
sì, quelli del “is a great country, or not?” del buon Fede Buffa,
e fate vobis se, come e quanto retorica siano la domanda, e la risposta…

Me lo domando di fronte alle revolverate pre-partita,
che poi è solo (solo?) un pretesto per rituffarsi
nello squallido spettacolo delle tifoserie come gang malavitose,
la gente normale in scacco, le forze dell’ordine pure,
gli autogrill come i saloon del Far West,
l’inno fischiato, i camorristi e chi più ne ha più ne metta.
Film già visti e stravisti, altro che tessera del tifoso,
qui siamo e restiamo al Terzo Mondo più (in)civile,
dove le vedi queste cose se non un Sudamerica, in Africa
e da noi? Sradicate nel nord Europa, magari sbanda un po’ la Spagna,
ma di lezioni, ahimè, ne possiamo dare a pochi, figurarsi agli States
di cui sopra, sì, quelli che te lo domandi davvero se siano o meno
un grande paese, ma lì lo sport, almeno lo sport, resta uno show per tutti,
e non la metafora della guerra come da decenni la viviamo quaggiù.

E avrei anche finito, poi leggo che su un cavalcavia della A1,
a Firenze, hanno trovato una donna uccisa e crocifissa, nuda…
Che schifo, che orrore, ma mentre pezzi del Paese galleggiano
alla deriva dentro e fuori, dal Paese stesso,
noi stiamo sempre peggio, e ciononostante ancora troppo bene,
per accorgerci della strada che abbiamo imboccato.
Con la lama di un coltello, o la canna di una pistola,
puntata sempre verso la direzione sbagliata.
Dalle persone sbagliate.



 

 PAROLA DI…

Armando Spataro, titolarono gli amici dell’Osservatorio sul Lodigiano,
a fine estate 2012, quando coloro che ci credono e lo dicono,
che le Mafie nel Lodigiano ci sono, eccome, avevano potuto incassare
la conferma autorevole di uno che le mani in certi letamai
ce le mette per professione, da una vita.
Procuratore capo “ad interim”, allora, l’Armando Spataro;
procuratore capo in carica, oggi, il suo successore,
Vincenzo Russo: e non sai mai se ti faccia piacere o meno,
trovarne un’altra, di autorevole conferma,
sul fatto che le cosche abbiano tutta l’intenzione
di spadroneggiare e fare affari anche da noi,
sì, la terra tra i fiumi dove ogni tanto scoppia qualche incendio,
doloso, sicuro, poi chi e perché l’abbia appiccato
non si sa e forse non si saprà mai
(leggetevi, per farvi un’idea, “Cacciatori di tracce”,
scritto da Antonio Nicaso con Sergio Schiavone)
ma per il resto suvvia, che interessi volete che possano avere
le Mafie multimiliardarie nel Lodigiano tutto campi,
capannoni e zero industrie?
Ce li hanno, eccome, e dal mai abbastanza chiarito capitolo sui rifiuti
al più credibile e variegato ventaglio del riciclaggio in attività lecite,
le possibilità abbondano, con le solite, prevedibili modalità.

Prevedibili, oddio… diciamo con qualche variazione sul tema,
come quella degli ignoti (vorrei, tanto, lo fossero solo a noi) che,
per minacciare un imprenditore della zona, gli hanno spedito
una testa di maiale con una pallottola ficcata in bocca
;
e non sarà la testa di cavallo recapitata dal Padrino di Puzo
ai piedi del letto del produttore cinematografico recalcitrante,
ma il suo effetto credo lo faccia, eccome.
A noi fa paura, rabbia e nausea allo stesso tempo.
Urgono occhi aperti, e fegato. A prova di piombo e di maiale.






MA VOI NON AVETE PAURA?
"Non so con quali armi si combatterà la Terza guerra mondiale,
ma la Quarta sì: con bastoni e pietre". Albert Einstein


… l’amico Andrea dice che forse i russi,
dopo la caduta del Soviet,
si sono scordati questa verità.
E sarà che il mio osservatorio è troppo distante dall’Ucraina,
che non riesco a leggere tra le righe di una terra che non vivo,
ma quanto sta accadendo in Crimea mi spaventa, e non poco.
Mi spaventa e mi fa rabbia,
perché qui il principio di autodeterminazione di un popolo
c’entra fino a un certo punto,
mentre spinti dalla furia di Putin
si corre senza freni verso un precedente gravissimo,
un divorzio-annessione patrocinato dai cannoni
delle navi e dei carrarmati di Mosca,
con un referendum-lampo
che getta più di un dubbio sulla sua liceità.

E non mi si venga a dire che la rivoluzione
europeista ucraina è la stessa cosa, perché lì sì,
al netto di qualsiasi ragione,
un popolo si è battuto con se stesso e per se stesso.
Che è cosa diversa da quanto sta facendo Putin,
il cui primo alibi sarebbe la difesa dei crimei russofoni
(e chi li ha mai toccati?) mentre il secondo, ridicolo,
addurrebbe alla necessità di appropriarsi delle basi
navali per scongiurare una non meglio definita minaccia militare:
ma scusate, credete o volete davvero farci credere che qualcuno,
in Europa o altrove, voglia attaccare la Russia dalla Crimea???
Altro che palle, anzi: qui si respira quasi aria
di Conferenza di Monaco, con i grandi di Occidente
incapaci di frenare l’espansionismo hitleriano,
e si è visto poi com’è andata a finire.

Certo, correva l’anno 1938,
mentre qua siamo alla versione 2.0,
la guerra non la si voleva allora come adesso,
ma l’incapacità di porre un argine a Putin
senza poter alzare troppo la voce, ci pone a suo modo
nella stessa imbarazzante e inquietante situazione di allora.
Anzi, peggio. Perché allora scegliendo il disonore si ebbe la guerra,
come rimarcò Churchill: ma una guerra oggi,
con le apocalittiche armi di distruzione che abbiamo creato,
farebbe impallidire l’orrore e l’olocausto di 75 anni fa.
E con le mani legate restiamo a guardare...
Pensando, con prematura nostalgia,
a mezzo secolo senza conflitti mondiali:
e sperando che, come i sovietici di Sting,
anche i russi di Putin amino i loro bambini.








LA PIZZORIA A SOMAGLIA

… no, non c’ho proprio voglia di scrivere dell’”all in” di Matteo Renzi.
Né dei (o su) i social network, poiché credo pruda più a me che agli altri.

Su “il Cittadino” invece ho letto questa, con più dovizia di particolari,
almeno sull’edizione cartacea, con il commerciante vessato
da tre estorsori. A Somaglia. Che sarà anche un po’ il “meridione”
del Lodigiano, ma non confondiamoci, non è Sud, non è Sicilia,
né Calabria, Puglia, Campania e su, su, a risalire lo Stivale,
per accorgersi che la “mala” brutale e spiccia bussa anche
a pochi passi da casa nostra. Chissà da quanto. Chissà quanto.

Oh, poi leggendo il tenore di certi commenti (scorreteli a piacimento)
ci sarebbe pure di che riflettere, sul secondo punto di cui sopra.
Oggi però preferisco leggere, rileggere,
sentirmi bruciare lo stomaco per la vicenda,
rinfrancarmi per il lieto fine e,
tanto per annoiarvi ancora un po’,
augurarmi che il coraggio e il senso civico della vittima,
che denunciando il fatto ha permesso l’arresto dei colpevoli,
siano da esempio per tutti.






STAVOLTA VADO A SCROCCO

… perché sto cercando di farmi un’idea più precisa
dell’ennesima “Rifiutopoli” lombarda,
che a dispetto di quanto inizialmente trapelato,
forse, oltre a uno dei protagonisti (Claudio Tedesi)
con il Lodigiano potrebbe avere in comune anche
qualche preoccupante collegamento con Cavenago
.


Sto cercando, e mentre cerco trovo questa,
una riflessione “tout court” del buon Michele Merola,
persona fine e non sempre adeguatamente valorizzata,
dal cui blog, Briciole Caotiche,
già da tempo nell’ubuntu di Causeway Street,
linko la riflessione di cui sotto.
Ciò con un grazie per la segnalazione a Emily,
che in sabbatico a tempo indeterminato,
lotta e vive comunque insieme a noi.



 

ALLA FINE ERA MEGLIO NETO…

… e chi vive a Firenze sa cosa voglio dire.
Anzi no, perché non sa chi è Tommy Premoli.


Così spiego, a beneficio anche dei miei concittadini,
previa breve scheda dei due “numeri uno”,
per riflettere in due parole sulle rispettive parabole.

Del primo, al secolo Norberto Murara Neto,
24enne brasiliano, nella città dei Medici
ne avevano le tasche piene fin da settembre:
troppo timido, troppe papere, facciamoli fuori,
poi invece guarda un po’, c’era tempo per ricredersi
ed accorgersi che, alla fine, le papere sono scomparse,
la porta è salda ed inviolata, e hai visto mai che forse va bene così?

Più a nord, più eclettico e decisamente meno timido,
complici le scorse elezioni il secondo 

è invece uscito in presa alta dai pali del suo più modesto Lodivecchio,
per assurgere con Sel al ruolo di assessore allo sport del Comune di Lodi.
Il tutto senza rinunciare alla passione di sempre, e fin qui poco male:
non fosse che, dopo poche “giornate” di consiglio comunale,
il nostro ha deciso inopportunamente di bigiare una seduta in Broletto,
che peraltro avrebbe dovuto vederlo protagonista,
per non mancare un allenamento con i suoi veri compagni.
Grave? Forse no, o forse sì. Perché alla “papera”,
comunque meno innocua di quanto inizialmente credemmo
(quel giorno si parlava anche dell’adesione
del Comune ad Avviso Pubblico, simbolo di legalità
e uno dei punti fermi del suo partito in campagna elettorale:
non ce ne accorgemmo, nostra, anzi mea culpa)
il Neto de noantri avrebbe fatto precedere e seguire altri infortuni, di non meglio precisato ordine,
tali da spingere Sel a sfiduciarlo.

Avremmo detto “esonerarlo”, fosse stato un allenatore.
Ma Tommy non lo è, e forse non sarà neanche più assessore.
Mentre Sel, persa una poltrona, riguadagna faccia e dignità.
La prossima volta, però, occhio ai portieri. Perché di Neto ce n’è uno solo.






PAPAVERI E PAPERE…

… massì, qualche giorno tra tartufi bianchi e notti in bianco,
fuori ed entro Lodi,  valgon bene una pausa.
Anche se, tra il lusco e il brusco, uno legge, rilegge, pensa, che faccio, scrivo?
Sul portiere-assessore, che salta il consiglio per gli allenamenti:
archivierei l’autogol, visto il ruolo, con la classica “papera”,
magari però senza infierire né esagerare con le polemiche forcaiole,
in fondo ne ho e ne abbiamo viste di peggio.
Facciamo però, Tommaso che errare è umano, 0-1,
ma adesso basta svarioni, palla al centro e olio di gomito,
che tempo per ribaltare il punteggio ce n’è?

Tra papere e papaveri, peraltro, verrebbe da chiedersi
chi è il misterioso e potente funzionario prefettizio che azzera
le multe del collega, solerte e indefesso nel parcheggiare
l’auto dove non dovrebbe, a dispetto di vigili e carri attrezzi.
Il prefetto stesso, Pasquale Giofré, ha smentito recisamente
di aver avallato l’inciucio, e bontà sua, ce ne rallegriamo:
dispiace piuttosto che gliel’abbiano comunque fatta sotto il naso,
senza che se ne accorgesse, un po’ come quando, ai tempi liguri,
finì per entrare in un’associazione di conterranei calabresi
ignorando il “pedigree”, diciamo poco limpido, di alcuni sodali.


Fuor di metafore e ironie, invece, leggo fresco fresco
che in Russia il processo per l’omicidio di Anna Politkovskaja,
coraggiosa giornalista trucidata da un sicario,
è stato azzerato. I giudici popolari hanno marcato visita,
adducendo questioni che Dio sa se sono vere.
L’impressione è che di vero ci sia soprattutto la paura,
la stessa provata, guarda il caso, di recente dal sottoscritto,
leggendo le pagine de “La Russia di Putin”,
uno dei clamorosi e impietosi ritratti vergati da Politkovskaja
sulla decadenza, la violenza e la corruzione all’ombra immensa del Cremlino.
E sembra di rileggere altre pagine, molto più italiane,
quando a disertare erano i giurati nostrani, ai processi per le Br.
Una brutta storia, fortunatamente riscattata,
grazie all’esempio di alcuni, seguito da molti.
Lo stesso che auguriamo a voi, Tovarish.




 

ROTTAMATO SICURO…

… e fine, almeno sul blog, del giubileo viola.
Lontano dai 15 minuti che riscrissero la storia,
prosegue infatti lo piscodramma di un governo
sempre sull’orlo di una crisi di nervi,
compresso tra la necessità di azzeccare ricette
che tengano in piedi la baracca Italia
e le faide di partito che ne minacciano la sopravvivenza.
Pdl, Scelta Civica, Grillini e, perché no,
lo stesso Pd proteso verso il congresso:
sembra di stare su una di quelle navi spaziali,
sulle quali le esplosioni si susseguono,
a fuoco la sala macchine, a fuoco il motore ausiliario,
e speriamo di trovare almeno un pianeta dove atterrare
e ricostruire una nuova civiltà.

In questa sorta di fantasy (in realtà superata, appunto, dalla realtà stessa)
così simile ad altri episodi della saga (Berlusconi 2011, Monti 2012)
non manca il ricorso all’ologramma,
affinché personaggi altrimenti rimossi dagli eventi
possano continuare a riempire la sceneggiatura.
Così se Obi Wan D’Alema, da poco esule di quel Copasir
che, magari, potrebbe raccontarci come e perché
gli amici americani ascoltavano i nostri discorsi,
mantiene comunque il carisma del saggio padre Jedi del Pd
(con un colpo al candidato e uno alla botte, as usual),
ecco Yoda Bindi assurgere alla presidenza della commissione antimafia,
non propriamente l’ufficio cause perse e inutili (… o no?),
nomina sulla quale, limitandosi ai titoli,
ci associamo alla franca considerazione di Giulio Cavalli.

Domanda: ma i due antichi cavalieri della sinistra,
non erano stato, appunto, rottamati soltanto un anno fa?
Quanto e perché possono ancora incidere, oggi,
le loro figure e le loro idee?
Magari ne capiremo di più a dicembre,
quando Matteo Renzi, guarda caso, il rottamatore,
avrà (forse) finalmente vinto le primarie,
sempre che l’ex sodale Civati,
piuttosto che i Cuperlo o i Pittella,
non gli abbiano fatto clamorosamente (?) le scarpe.


Oh, attenzione però, perché la galassia dei rottamati
e dei rottamatori non finisce qui. E si “fonde”, anzi,
nella stessa figura, spostandosi verso l’aerea di centrodestra,
dove tutt'altro che zitto, ma decisamente micio,
il “celeste” Formigoni ha tutta l’aria di studiare da Imperatore,
pronto a fare implodere il pianeta berlusconiano,
e ad assemblarne i cocci assieme a quelli del centro montiano.
Magari a dargli una mano ci proverà l’amico Casini,
altro pluri-rottamato,
e ci scusi, sa, governatore,
se nella categoria inseriamo anche lei,
perché al Senato, le ricordiamo,
ci è arrivato dopo che la sua perfetta Regione Lombardia
(sì, quella degli scandali sulla sanità)
è implosa a sua volta, travolta da inchieste di ogni sorta,
comprese le consorterie tra politica e malavita organizzata.
In breve, caro ex governatore, sportivamente e senza incarognimenti:
più che non potersi fregiare di un quinto mandato consecutivo,
come ama ripetere ricordando le regole,
vorremmo ricordarle che la Lombardia,
lei, l’ha persa a metà del quarto mandato.
Facciamo che è finita 3-1, e che quel gol in trasferta pesa tantissimo?


Ps.: altrove, più vicino a casa. Cliccando qui, l’epilogo di una storia amara.
Sperando che serva a tutti di lezione, per il futuro.





TURN INSIDE OUT (Lodigiani, Svegliatevi! – Reloaded)


... Ovvero provare, una buona politica del fare.
Mi arrovellavo, facendo la conta (rapida)
di quanto il governo delle larghe offese
(non) stia combinando, e basterebbe citare
l’odissea della riforma sulla legge elettorale
per mandare tutti quanti a quel paese.


Poi, spronato da un ragionamento di Peter Gomez
(carceri sovraffollate? Ma farne più di carceri, no?)
stavo per sfogare le mie ansie sull’ipotesi di un ennesimo indulto,
quando su “Il Cittadino” leggo della raccolta firme
per spingere, collettivamente, il Comune di Lodi
ad assumere posizioni e iniziative chiare
contro il fenomeno delle mafie nel territorio.
A promuoverla un comitato della società civile,
l’associazionismo, attraverso gli eletti
(consiglieri e assessore) di Sel,
ma con spirito e obiettivi più che bipartisan.
Perché il problema è di tutti,
e a tutti, sul ponte cittadini-amministratori,
è data la possibilità di metterci mano.
Basta una mail, con nome e cognome,
all’indirizzo appello.mafielodi@gmail.com.
Io l’ho fatto. Ai quattro lettori di questo blog,
non l’invito, ma l’opportunità, di fare altrettanto.


Purtroppo il link del pezzo non ce l'ho,
quindi o vi fidate, o vi prendete "il Cittadino"
di venerdì 11 ottobre e ve lo leggete, a pagine 13.
Per farmi perdonare, in omaggio a questo "pezzo",
un altro, bel "pezzo".







PIÙ GROSSA ANCORA…

… peccato averlo visto solo adesso,
più che altro per il lancio dell’appuntamento,
che merita davvero e al quale, 
fisicamente fuori tempo massimo, ci uniamo in ispirito.
Ma al di la della serata a Lodi Vecchio,
dal ricco post di Giulio Cavalli sul suo blog leggiamo e peschiamo
a piene mani gli sviluppi rivelati dal “Corriere” sull’operazione antimafia
che ha coinvolto anche il Lodigiano, con un arresto e due denunce.
I riferimenti al territorio, apprendiamo, sembrano ben più solidi
di quanto apparso inizialmente: e il collega del “Corriere”,
ordinanza alla mano,  li spiega piuttosto bene.

Ciò mentre anche dalle colonne de “il Cittadino”
rimbalza il coinvolgimento del mondo bancario locale,
in un mare magnum sempre più torbido,
che dall’imprenditoria porta alle cooperative,
passando per cantieri, bar e panifici del capoluogo,
arrivando a nomi eccellenti della malavita
e a colletti bianchi degli istituti di credito.
A lubrificare il tutto, scambi di favore e tanto, ma tanto denaro.
Spesso nero, come lo sporco.
Leggete, leggiamo, sopra e sotto, per farci un’idea.
Poi c’è l’iter giudiziario, e la presunzione di innocenza, certo…
Ma forse non è ancora finita…


2)  http://www.ilcittadino.it/p/notizie/primo_piano/2013/09/27/ABpCrp8C-mafia_coinvolte_lodigiane_banche.html 





TI HO VISTO MORIRE...


... che effetto fa, sentire raccontare il proprio omicidio?
Giulio Cavalli, l'attore e autore teatrale lodigiano che la lotta 
alle mafie l'ha portata sui palchi, nelle pagine dei suoi libri e nei palazzi
della politica, lo ha descritto così, in un agghiacciante post sul suo blog.
E mi ha scosso, ha scosso, rivelando come un pentito, Luigi Bonaventura,
abbia svelato il piano stabilito dalle 'ndrine per eliminarlo,
senza destare sospetti, magari approfittando di un "buco" in quella scorta
con la quale l'attore convive ormai da anni, che a un certo punto stava
per essergli revocata, ma che infine, per fortuna, gli è rimasta assegnata:
nella solidarietà di molti, certo: ma anche tra i dubbi e le insinuazioni
dei troppi che, oggi, di fronte alla realtà di tanti fatti, talvolta preconizzati,
(la malapolitica lombarda, alcune grandi operazioni della magistratura,
fino all'esplosione delle inchieste attorno al business delle slot machine)
forse dovrebbero fare un pizzico di autocritica, e un bagno di umiltà.


Perché nei panni di Giulio, nel bene delle sue lotte,
e nel male che gli vorrebbero fare i suoi nemici, c'è lui, lui solo.
Ma leggendo questo, e ascoltando questo,
dovremmo provare a stringerci un po' tutti, attorno a quei panni.
Credo che Giulio ne abbia voglia e bisogno.
E credo che, in fondo, ne avremmo bisogno anche noi.


Ps 1: A causa di meccanismi informatici di cui ignoro la natura,
scrivendo una parola (che qui non ripeto) è apparso automaticamente

un link: ho provveduto a cambiarla, vediamo se lo scherzetto continua.
Nel frattempo, mi scuso per l'involontario link.


Ps 2: Il sospetto è legittimo, figuriamoci in democrazia.
Ma che tristezza, il tenore dei commenti sul sito de "Il Cittadino"
alla notizia del piano per uccidere Giulio.






SIGNS…

… ovvero piccole, curiose, coincidenze e riflessioni.

Perché la fantasia spesso precede, talvolta segue e talvolta… entrambe,
intendo la realtà. Così mentre leggo questa, penso a poche ore prima,
Cinema sotto le stelle, la Grande Bellezza (effettivamente bella),
con il Jep-Servillo (sempre più bravo, o forse, come dice Lou,
ce ne siamo semplicemente accorti tardi) che guarda attonito 
il suo misterioso vicino di casa portato via dagli uomini della Dia.

Misteriosi vicini di casa, sì, 
anche per il giornalista famoso, 
ma evidentemente distratto,  
e ben venga almeno quel pizzico di amara autocritica.

Perché vista Colosseo, o vista sull’Adda, 
la decadenza della Capitale raccontata da Sorrentino
non è che la testa di un serpente bene annidato 
in ogni angolo di questo nostro Paese.
Attività commerciali in testa. Mentre noi dormiamo. Ad occhi aperti.
Per fortuna c’è chi li tiene aperti.




L'ANTIPASTO...

... sì, perché come ricorda Lorenzo Rinaldi
nel presente articolo sulle vicende giudiziarie di Italia 90,

il "piatto forte" del processo penale (11 imputati, accusati a vario titolo
di turbativa d'asta, rivelazione di segreti d’ufficio, falso ideologico e diverse ipotesi di falso sugli appalti per la raccolta e gestione dei rifiuti nel Lodigiano) è ancora in corso (e alle prime schermaglie).
La vicenda è pelosa, piena di ombre e collegamenti inquietanti
(vedi post del 23 gennaio), e ci torneremo a tempo debito;
intanto, in sede civile, si è conclusa la battaglia tra il Comune
di Sant'Angelo e la stessa società Italia 90.
E' andata così...





CI APPARECCHIAMO?

Dice Francesco Staltari,
reduce dalla non propriamente memorabile corsa alla poltrona
di sindaco di Lodi (attorno all’1%, fanalino di coda tra i sette candidati) che in vista del ballottaggio del 9-10 giugno
non disdegnerebbe un “apparentamento” con Simone Uggetti,
un tempo suo avversario di schieramento,
ma oggi favorito per la carica di primo cittadino.
Ora, leggendo quanto scrive sul suo sito Giulio Cavalli, (leggi qui)
viene da chiedersi se all’ex consigliere Pdl non sia scappato un refuso,
e che memore della stazza del fu assessore all’ecologia 

(oggi obiettivamente più in forma), non intendesse parlare di “apparecchiamento”, a tavola,
per mangiarsi un bel risotto...

Quindi? Nell’attesa di delucidazioni sugli eventuali futuri appetiti di Uggetti,
a fronte del modesto risultato di Staltari (208 voti, tutta la lista),
viene da pensare che, seppur già costretti dalla crisi a stringere la cinghia,
i lodigiani questa volta abbiano comunque preferito… digiunare.





CI RIPROVANO

… ci ripromettiamo di leggere attentamente avvertenze e contenuti,
ma la pazienza non si concilia col mal di pancia di leggere che,
a pochi giorni dalla nascita del (di fatto secondo, e consecutivo)
governo Pd-Pdl, gli azzurri tornano a chiedere un bavaglio sulle intercettazioni.

Non so, o meglio, “so”,
e credo che, al lordo del caro vecchio “male non fare, paura non avere”,
a contenersi dovrebbero essere soltanto i media a caccia di gossip,
anzinché quei colleghi che con scrupolo cercano soltanto di informare
i cittadini su cosa combinano i delinquenti alle loro spalle (e sulla loro pelle)
E, SOPRATTUTTO, i tutori della legge,
che delle intercettazioni, fino a prova contraria, hanno fatto spesso
un indispensabile e formidabile strumento per tutelarla, la legge.
Poi si può discutere di tutto. Ma questa premessa non si tocca.
O almeno, non si dovrebbe.





PARLARE (ANCHE) DI LODI…

… ovvero un post di Giulio Cavalli, dal suo blog.
... che leggiamo spesso, ma non sempre...
….quindi, magari saremo un po’ distratti, qua e la ci saremo persi qualcosa...
... e... beh, ci mancava.
… bello, perciò, risentirlo “vicino”, a quel lembo di terra che è la sua terra…
… fosse anche solo come spunto, per riflettere assieme,
   su quel lembo di terra, nella nostra terra.



 IL FIORE ALL'OCCHIELLO...

... fondamentale cavallo di battaglia elettorale,
dagli effetti sui cittadini evidentemente paradossali, 

la sanita lombarda continua ad avere le sue belle spine, come questa...
...i riflessi, come vedete, non risparmiano nemmeno il Lodigiano,

dove la notizia del giorno è però un'altra ...


 
... occhi aperti, perchè a meno di due anni dall'Expo di Milano, 

le sorprese potrebbero non essere finite...
... oh, riflessione alla Lega, semplicemente leggendo qui,
poiché è bello vantarsi di aver contribuito a fare cadere la giunta del Celeste,
ma se errare è umano, perseverare con certe alleanze rischia di essere diabolico...




MAREMMA MAYA...


… ma evviva il blog, libero e indipendente,
scrivi e abbozzi un mucchio di… beh, magari ci credi pure,
ma poi no, c’è già troppa, grossa confusione e delusione sotto il cielo.

Quindi via, tutto, “nel secchio del sudicio”, come la “scempions”,
direbbe l’amico del Brò, assieme ai sogni sfumati, alla precarietà dilagante,
al Cavalli disarcionato come l’Ambrosoli, il Renzi, il buonsenso…

…Maremma Maya; se del “loro”, di pronostico, avessero sbagliato solo la data?
…no, via tutto, tranne le battaglie giuste, sì, anche quando si perdono….
… via tutto, fino alla prossima volta.
... e intanto Musica, maestri. Again, again, again...





PUZZA DI BRUCIATO

Ricordate? La sentivamo in tanti, un paio d’anni fa, quando i rifiuti nel Lodigiano bruciavano con frequenza impressionante. E a fiutarla, adesso, è anche la commissione bicamerale d’inchiesta, che nella relazione finale sulle attività nel ciclo dei rifiuti in Lombardia rileva come  “la ripetitività e la varietà degli incendi legati al settore dei rifiuti in provincia di Lodi getta una luce sinistra sul livello delle infiltrazioni malavitose nello specifico settore, sì da indurre a occuparsene la Direzione distrettuale antimafia di Milano”. E fin qui nulla di nuovo, non fosse per l’autorevolezza della fonte. Che peraltro si spinge oltre, ed elencati otto roghi sospetti, avvenuti tra il maggio del 2010 e l’aprile del 2011, nell’articolo di Carlo Catena uscito su Il Cittadino del 22 gennaio traccia considerazioni non meno interessanti. Come quelle su Italia 90, la società con sede operativa a Ospedaletto Lodigiano, attiva in una decina di comuni del Lodigiano e finita a processo per l’appalto sulla raccolta dei rifiuti di Sant’Angelo. E se in tribunale, a Lodi, la medesima non dovrà rispondere di alcuna associazione a delinquere, la commissione d’inchiesta sottolinea ugualmente come le indagini patrimoniali avviate nel 2009 dall’allora questore di Lodi, Paolo Pifarotti, avessero fatto emergere  come Italia 90 si sostenesse “soprattutto grazie a ingenti capitali di provenienza sospetta, affluiti su numerosi conti postali e bancari accesi a Palermo”. Palermo, appunto, dove i manager a processo vantano parentele ed emicizie “scomode”, almeno secondo la giustizia, come quelle con le famiglie Abbate e Madonia. Di relazioni tra gli incendi e il caso Italia 90, a tale ed altri propositi, la commissione bicamerale a onor del vero non ne rileva: ma rimarca, riferendosi alla società, come “nell’ambito della metodologia mafiosa” rientrino “lo sfruttamento e il maltrattamento dei dipendenti, che si sono visti negare, come documentato in atti, i più elementari diritti sindacali”.  Quindi? Punto e a capo. Anzi, no.

Se a due anni dall’inizio delle indagini dalla Dda milanese non filtra alcuna novità, ci piace infatti pensare (o quantomeno sperare) che la relazione della commissione guidata da Gaetano Pecorella risvegli l’attenzione sul fenomeno della classe politica. Che all’epoca, fatta qualche eccezione (come quella del fresco ex sindaco di Lodi, Lorenzo Guerini, citata nella relazione della bicamerale) raccolse e cavalcò “bipartisan” gli allarmi suonati dai media e dalla società civile, arrivando a istituire persino una commissione d’indagine conoscitiva in Provincia; ma che oggi (sempre con qualche eccezione) pare avere un po’ rimosso il problema dalle proprie agende. E sì che quello della legalità, nelle agende dei candidati, dovrebbe essere tra i primissimi punti. Staremo a vedere: soprattutto alle prossime regionali lombarde, che del malsano rapporto tra partiti, pubblica amministrazione, corruttori, “malapolitica” e clan malavitosi sono fondamentalmente figlie. Ma ne riparleremo, presto, un’altra e un’altra volta ancor a. Anche per il Lodigiano, che alla questione lombarda è fisiologicamente legato, e dove il discorso elettorale è solo leggermente differito. Su quello delle infiltrazioni malavitose nel territorio, valgano invece le parole di Armando Spataro, non propriamente pizza e fichi, datate l’estate scorsa. Le notarono Giulio Cavalli, gli spettatori di Rai Tre e pochi, troppo pochi altri ancora. Noi le riportiamo adesso, perché crediamo che valgano ancora.