mercoledì 30 ottobre 2013

20'' TIME OUT

INSONNIE D'AMORE...

..."perché questo non è un blog sul basket..."


venerdì 25 ottobre 2013

FOULS TO GIVE



ROTTAMATO SICURO…

… e fine, almeno sul blog, del giubileo viola.
Lontano dai 15 minuti che riscrissero la storia,
prosegue infatti lo piscodramma di un governo
sempre sull’orlo di una crisi di nervi,
compresso tra la necessità di azzeccare ricette
che tengano in piedi la baracca Italia
e le faide di partito che ne minacciano la sopravvivenza.
Pdl, Scelta Civica, Grillini e, perché no,
lo stesso Pd proteso verso il congresso:
sembra di stare su una di quelle navi spaziali,
sulle quali le esplosioni si susseguono,
a fuoco la sala macchine, a fuoco il motore ausiliario,
e speriamo di trovare almeno un pianeta dove atterrare
e ricostruire una nuova civiltà.

In questa sorta di fantasy (in realtà superata, appunto, dalla realtà stessa)
così simile ad altri episodi della saga (Berlusconi 2011, Monti 2012)
non manca il ricorso all’ologramma,
affinché personaggi altrimenti rimossi
dagli eventi
possano continuare a riempire la sceneggiatura.

Così se Obi Wan D’Alema, da poco esule di quel Copasir
che, magari, potrebbe raccontarci come e perché
gli amici americani ascoltavano i nostri discorsi,
mantiene comunque il carisma del saggio padre Jedi del Pd
(con un colpo al candidato e uno alla botte, as usual),
ecco Yoda Bindi assurgere alla presidenza della commissione antimafia,
non propriamente l’ufficio cause perse e inutili (… o no?),
nomina sulla quale, limitandosi ai titoli,
ci associamo alla franca considerazione di Giulio Cavalli.

Domanda: ma i due antichi cavalieri della sinistra,
non erano stato, appunto, rottamati soltanto un anno fa?
Quanto e perché possono ancora incidere, oggi,
le loro figure e le loro idee?
Magari ne capiremo di più a dicembre,
quando Matteo Renzi, guarda caso, il rottamatore,
avrà (forse) finalmente vinto le primarie,
sempre che l’ex sodale Civati,
piuttosto che i Cuperlo o i Pittella,
non gli abbiano fatto clamorosamente (?) le scarpe.


Oh, attenzione però, perché la galassia dei rottamati
e dei rottamatori non finisce qui. E si “fonde”, anzi,
nella stessa figura, spostandosi verso l’aerea di centrodestra,
dove tutt'altro che zitto, ma decisamente micio,
il “celeste” Formigoni ha tutta l’aria di studiare da Imperatore,
pronto a fare implodere il pianeta berlusconiano,
e ad assemblarne i cocci assieme a quelli del centro montiano.
Magari a dargli una mano ci proverà l’amico Casini,
altro pluri-rottamato,
e ci scusi, sa, governatore,
se nella categoria inseriamo anche lei,
perché al Senato, le ricordiamo,
ci è arrivato dopo che la sua perfetta Regione Lombardia
(sì, quella degli scandali sulla sanità)
è implosa a sua volta, travolta da inchieste di ogni sorta,
comprese le consorterie tra politica e malavita organizzata.
In breve, caro ex governatore, sportivamente e senza incarognimenti:
più che non potersi fregiare di un quinto mandato consecutivo,
come ama ripetere ricordando le regole,
vorremmo ricordarle che la Lombardia,
lei, l’ha persa a metà del quarto mandato.
Facciamo che è finita 3-1, e che quel gol in trasferta pesa tantissimo?



Ps.: altrove, più vicino a casa. Cliccando qui, l’epilogo di una storia amara.
Sperando che serva a tutti di lezione, per il futuro.

mercoledì 23 ottobre 2013

venerdì 18 ottobre 2013

20'' TIME OUT



A PROPOSITO DI ETICA…
 

… a Lodi è appena iniziato
l’omonimo Festival della fotografia.
In due parole: un’ottima iniziativa,
a costi contenutissimi, per entrare attraverso
le immagini di grandissimi professionisti
in alcune storie simbolo di questi nostri giorni,
dai grandi drammi collettivi, come le guerre,
a quelli solo apparentemente individuali.
E aldilà dell’effetto “maglio nello stomaco”
che molte di queste foto e vicende provocano
(e di qualche riflessione, sulla missione giornalistica,
fotografica e non: esemplare, in tal senso,
la storia raccontata dall’agenzia Echo
sul servizio commissionato e poi censurato
dalla Fao sui contadini sfrattati dalle loro terre)
è bello vedere la città costellata di mostre ed eventi.
Sul sito (clicca qui) trovate tutto, orari e contenuti:
da profano, il consiglio è di godersela.
E di rifletterci.


mercoledì 16 ottobre 2013

FADEAWAY JUMPER



QUESTO PERCHE’ (16 ottobre 1968) …

… è un bell’anniversario, una bella storia,
e un bell’esempio di ottimo giornalismo sportivo,
in tempi (da tempo) di troppo gossip
e di personaggi umanamente sciapi.
Buona lettura, from the past, in Cerri pick…


Sono uguale a voi: quel volto bianco accanto ai pugni neri

Bisogna sforzarsi di non guardare i due a testa bassa, il pugno chiuso alzato in un guanto nero, calze nere e niente scarpe, sul podio. Bisogna concentrarsi sull' atleta di sinistra, bianco, lo sguardo dritto, le braccia lungo i fianchi. Bisogna ricordare alcune cose, di quel 1968 perennemente associato al Maggio francese. Il 16 marzo il massacro di My Lai, il 4 aprile l' assassinio di Martin L. King, il 5 giugno tocca a Bob Kennedy. Aggiungiamoci il Biafra, i carri armati sovietici sulla primavera di Praga, la strage di piazza delle Tre Culture poco prima che cominci l' Olimpiade messicana. Bisogna sapere che la finale dei 200 metri la vince Tommie Smith in 19"83 (primo a scendere sotto i 20") davanti a Norman (20' 06")e Carlos (20' 10"). Carlos parte forte, troppo forte. Smith lo passa a 30 metri dalla linea e corre gli ultimi 10 a braccia alzate. Norman ai 100 metri è solo sesto, viene fuori nel finale, supera Carlos negli ultimi metri. Bisogna sapere che nel ' 67 Harry Edwards, sociologo a Berkeley, voce baritonale, discreto discobolo, ha fondato l' Ophr, Olympic program for human rights. L' idea è che gli atleti neri boicottino i Giochi, ma è difficile da realizzare. Chi aderisce porta il distintivo, una sorta di coccarda, ed è libero di manifestare la sua protesta come crede. Smith e Carlos, accolti alla San José perché bravi atleti, a loro volta studenti di Sociologia, portano il distintivo e vogliono manifestare. Bisogna anche avere un' idea sull' età dei tre sul podio. Tutti nati nel mese di giugno. Smith nel Texas, settimo di undici figli. Ha 24 anni. Suo padre raccoglie cotone. Norman è il più anziano, ha 26 anni, suo padre è macellaio, famiglia molto credente e vicina all' Esercito della salvezza. Carlos ha 23 anni,è figlio di un calzolaio, nato e cresciuto ad Harlem. Appena giù dal podio la loro carriera sarà finita, bruciata, e la vita un inferno. Ma loro non lo sanno e, se lo sanno, non gliene importa. Nel sottopassaggio che va dagli spogliatoi al podio Norman assiste ai preparativi dei due americani. Tutto è fortemente simbolico, dalla mancanza di scarpe (indica la povertà) alla collanina di piccole pietre che Carlos mette al collo (ogni pietra è un nero che si batteva per i diritti ed è stato linciato). Smith e Carlos spiegano. E Norman dice: «Datemi uno dei distintivi, sono solidale con voi. Si nasce tutti uguali e con gli stessi diritti». Così anche Norman sistema la coccarda sulla sinistra della tuta. C' è un problema, Carlos ha dimenticato i suoi guanti neri al villaggio, mentre Smith ha con sé quelli comprati da Denise, sua moglie. «Mettetevene uno tu e l' altro tu», consiglia Norman. Così fanno. Smith alza il pugno destro e Carlos il sinistro. «Se ne pentiranno tutta la vita», dice Payton Jordan, capodelegazione Usa. Vengono cacciati dal villaggio, Smith e Carlos. Uno camperà lavando auto, l' altro come scaricatore al porto di New York e come buttafuori ad Harlem. Sono come appestati. A casa di Smith arrivano minacce e pacchi pieni di escrementi, l' esercito lo espelle per indegnità. A casa di Carlos minacce telefoniche a ogni ora del giorno e della notte. Sua moglie si uccide. Solo molti anni dopo li riprenderanno a San José, come insegnanti di educazione fisica. E nel 2005 Norman sarà con loro, per l' inaugurazione di un monumento che ricorda quel giorno in Messico. Norman in Australia viene cancellato. Supera 13 volte il tempo di qualificazione per i 200 e 5 quello per i 100, ma a Monaco ' 72 non lo mandano. Nessuna spiegazione. Gioca a football ma smette per un infortunio al tendine d' Achille, rischia l' amputazione di una gamba. Insegna educazione fisica, svolge attività sindacale, arrotonda in una macelleria. Il più grande sprinter australiano non è coinvolto in Sydney 2000 né tantomeno invitato (col suo 20"06 avrebbe vinto l' oro). Sofferente di cuore, muore il 3 ottobre 2006. Smith e Carlos vanno a reggere la bara, il 9 ottobre. La banda suona "Chariots of fire". Il 9 ottobre diventa, su iniziativa Usa, la giornata mondiale dell' atletica. Il nipote Matt ha girato un lungometraggio sul nonno, intitolato "Salute", trovando pochi finanziatori in patria («È una storia che riguarda due atleti neri»). Non erano due neri e un bianco a chiedere rispetto e giustizia su quel podio, erano tre esseri umani. «Sono affari vostri», poteva dire Norman, ma non lo disse e non si pentì mai, e gli altri due nemmeno. Tutte cose che la foto non dice.

GIANNI MURA

venerdì 11 ottobre 2013

20'' TIME OUT



INFAMI (E) MACELLAI

Il decreto sul femminicidio è finalmente legge.
Erich Priebke, boia delle Ardeatine, è morto.
Cento di questi giorni.







FOULS TO GIVE



TURN INSIDE OUT (Lodigiani, Svegliatevi! – Reloaded)



... Ovvero provare, una buona politica del fare.
Mi arrovellavo, facendo la conta (rapida)
di quanto il governo delle larghe offese
(non) stia combinando, e basterebbe citare
l’odissea della riforma sulla legge elettorale
per mandare tutti quanti a quel paese.


Poi, spronato da un ragionamento di Peter Gomez
(carceri sovraffollate? Ma farne più di carceri, no?)
stavo per sfogare le mie ansie sull’ipotesi di un ennesimo indulto,
quando su “Il Cittadino” leggo della raccolta firme
per spingere, collettivamente, il Comune di Lodi
ad assumere posizioni e iniziative chiare
contro il fenomeno delle mafie nel territorio.
A promuoverla un comitato della società civile,
l’associazionismo, attraverso gli eletti
(consiglieri e assessore) di Sel,
ma con spirito e obiettivi più che bipartisan.
Perché il problema è di tutti,
e a tutti, sul ponte cittadini-amministratori,
è data la possibilità di metterci mano.
Basta una mail, con nome e cognome,
all’indirizzo appello.mafielodi@gmail.com.
Io l’ho fatto. Ai quattro lettori di questo blog,
non l’invito, ma l’opportunità, di fare altrettanto.


Purtroppo il link del pezzo non ce l'ho,
quindi o vi fidate, o vi prendete "il Cittadino"
di venerdì 11 ottobre e ve lo leggete, a pagine 13.
 

Per farmi perdonare, in omaggio a questo "pezzo",
un altro, bel "pezzo".