IL TERZO MONDO
… confesso che ho un rapporto, diciamo così, un po’ ambiguo con le armi.
Forse perché in me convivono, stessa dieta ad alto tasso di colesterolo,
il più conciliante animo diplomatico e l’imprevedibile spirito del punitore,
pronto a premere il più devastante dei bottoni rossi pur di fare vendetta.
Credo dipenda da un malinteso senso di giustizia,
spesso frustrata e impotente, di fronte all’ingiustizia.
Anyway, faccio anche dell’altro, eh.
Tipo vedere partite di calcio,
meglio ancora se con la mia squadra del cuore protagonista.
Però, ringrazio l’istinto che, nei giorni scorsi,
mi ha spinto a rifiutare un bel biglietto omaggio per l’Olimpico,
sabato a Roma, dove Dio sa cosa sarebbe potuto succedermi.
Cucendo le due riflessioni, mi domando, per esempio,
cosa accadrebbe se anche da noi, in Italia, ci fosse la stessa
disinvolta circolazione di armi che tanti lutti adduce agli Stati Uniti,
sì, quelli del “is a great country, or not?” del buon Fede Buffa,
e fate vobis se, come e quanto retorica siano la domanda, e la risposta…
Me lo domando di fronte alle revolverate pre-partita,
che poi è solo (solo?) un pretesto per rituffarsi
nello squallido spettacolo delle tifoserie come gang malavitose,
la gente normale in scacco, le forze dell’ordine pure,
gli autogrill come i saloon del Far West,
l’inno fischiato, i camorristi e chi più ne ha più ne metta.
Film già visti e stravisti, altro che tessera del tifoso,
qui siamo e restiamo al Terzo Mondo più (in)civile,
dove le vedi queste cose se non un Sudamerica, in Africa
e da noi? Sradicate nel nord Europa, magari sbanda un po’ la Spagna,
ma di lezioni, ahimè, ne possiamo dare a pochi, figurarsi agli States
di cui sopra, sì, quelli che te lo domandi davvero se siano o meno
un grande paese, ma lì lo sport, almeno lo sport, resta uno show per tutti,
e non la metafora della guerra come da decenni la viviamo quaggiù.
E avrei anche finito, poi leggo che su un cavalcavia della A1,
a Firenze, hanno trovato una donna uccisa e crocifissa, nuda…
Che schifo, che orrore, ma mentre pezzi del Paese galleggiano
alla deriva dentro e fuori, dal Paese stesso,
noi stiamo sempre peggio, e ciononostante ancora troppo bene,
per accorgerci della strada che abbiamo imboccato.
Con la lama di un coltello, o la canna di una pistola,
puntata sempre verso la direzione sbagliata.
Dalle persone sbagliate.
… confesso che ho un rapporto, diciamo così, un po’ ambiguo con le armi.
Forse perché in me convivono, stessa dieta ad alto tasso di colesterolo,
il più conciliante animo diplomatico e l’imprevedibile spirito del punitore,
pronto a premere il più devastante dei bottoni rossi pur di fare vendetta.
Credo dipenda da un malinteso senso di giustizia,
spesso frustrata e impotente, di fronte all’ingiustizia.
Anyway, faccio anche dell’altro, eh.
Tipo vedere partite di calcio,
meglio ancora se con la mia squadra del cuore protagonista.
Però, ringrazio l’istinto che, nei giorni scorsi,
mi ha spinto a rifiutare un bel biglietto omaggio per l’Olimpico,
sabato a Roma, dove Dio sa cosa sarebbe potuto succedermi.
Cucendo le due riflessioni, mi domando, per esempio,
cosa accadrebbe se anche da noi, in Italia, ci fosse la stessa
disinvolta circolazione di armi che tanti lutti adduce agli Stati Uniti,
sì, quelli del “is a great country, or not?” del buon Fede Buffa,
e fate vobis se, come e quanto retorica siano la domanda, e la risposta…
Me lo domando di fronte alle revolverate pre-partita,
che poi è solo (solo?) un pretesto per rituffarsi
nello squallido spettacolo delle tifoserie come gang malavitose,
la gente normale in scacco, le forze dell’ordine pure,
gli autogrill come i saloon del Far West,
l’inno fischiato, i camorristi e chi più ne ha più ne metta.
Film già visti e stravisti, altro che tessera del tifoso,
qui siamo e restiamo al Terzo Mondo più (in)civile,
dove le vedi queste cose se non un Sudamerica, in Africa
e da noi? Sradicate nel nord Europa, magari sbanda un po’ la Spagna,
ma di lezioni, ahimè, ne possiamo dare a pochi, figurarsi agli States
di cui sopra, sì, quelli che te lo domandi davvero se siano o meno
un grande paese, ma lì lo sport, almeno lo sport, resta uno show per tutti,
e non la metafora della guerra come da decenni la viviamo quaggiù.
E avrei anche finito, poi leggo che su un cavalcavia della A1,
a Firenze, hanno trovato una donna uccisa e crocifissa, nuda…
Che schifo, che orrore, ma mentre pezzi del Paese galleggiano
alla deriva dentro e fuori, dal Paese stesso,
noi stiamo sempre peggio, e ciononostante ancora troppo bene,
per accorgerci della strada che abbiamo imboccato.
Con la lama di un coltello, o la canna di una pistola,
puntata sempre verso la direzione sbagliata.
Dalle persone sbagliate.