martedì 17 settembre 2013

FADEAWAY JUMPER

IL CIELO SOTTO BERLINO

… ovvero un week end rilassante e istruttivo nell’ex Gerusalemme d’Europa.
Rallegra, per esempio, il lieto fine di una storia altrimenti tragica,
simbolo dell’idiozia e della cattiveria di un mondo che dalla guerra,
assieme a tante paure, aveva ereditato diffidenza e ideologie malsane:
suggerisco un giro, per chi non ci fosse stato, al museo dell’ex Ddr,
o a quello del check point Charlie, tanto per capire come abbiano vissuto
generazioni divise da un muro ben più lungo e alto di quello berlinese.
Vieppiù, rallegra incrociare giovani oriundi dotati di favella e cultura
superiori alla media, capaci di tenere alto l’onore nazionale,
anche con un semplice grembiule da cameriere: e sorprende
vedere che, anche nell’efficientissima Germania, i cantieri si dilungano,
le consegne slittano e i partiti bisticciano, segno che forse sì,
fatte le debite proporzioni, è proprio vero che ogni mondo è un po’ paese.

                                                     *****
Di ritorno, tra mille vibrazioni personali, e sotto un cielo lui sì, ancora azzurro,
navighiamo a vista tra prospettive di fragili riprese e di governi instabili,
riforme dall’effetto incerto e inestirpabili ingiustizie all’italiana,
politici da avanspettacolo e posti di lavoro che continuando a sparire…
… poi siamo l’Italia, of course, e siccome ogni mondo, appunto, è paese,
c’è comunque chi denaro da spendere evidentemente ne ha in abbondanza,
e forse ne è talmente malato da non trovare miglior modo che goderselo
con più o meno pericolosi vizi: è il caso, assieme a quelle slot
tanto care anche al mondo della criminalità organizzata,
del gioco d’azzardo, pratica che un grillo parlante, nelle sue notti lungo l’Adda,
mi riferisce essere tornato di gran moda, in qualche circolo privato…
… ma questa è un’altra storia, che forse un giorno riusciremo a raccontare.
Nel frattempo ben ritrovati a tutti, e statemi, stiamoci davvero, bene,
godendoci i cieli sotto e quelli sopra, fin che possiamo, fin che ne abbiamo…
… Lo penso spesso, lo scrivo ora, alzando un grande alley oop 
a Francesco Bertolazzi, un ragazzo che non ho mai conosciuto,
ma che amava il basket come me, lo giocava molto meglio, di me,
e che per colpa di uno dei tanti mali atroci di questo anche porco e sporco mondo se ne è andato per sempre, a soli 34 anni.
Mi rattristo, ma leggo il buon Luca Mallamaci, che se lo immagina ad allenarsi lassù, con la Dea Canestria, e sento un brivido. Forse sto già meglio.
Ora e sempre…