Ricordate? La sentivamo in tanti, un paio d’anni fa, quando i rifiuti nel Lodigiano bruciavano con frequenza impressionante. E a fiutarla, adesso, è anche la commissione bicamerale d’inchiesta, che nella relazione finale sulle attività nel ciclo dei rifiuti in Lombardia rileva come “la ripetitività e la varietà degli incendi legati al settore dei rifiuti in provincia di Lodi getta una luce sinistra sul livello delle infiltrazioni malavitose nello specifico settore, sì da indurre a occuparsene la Direzione distrettuale antimafia di Milano”. E fin qui nulla di nuovo, non fosse per l’autorevolezza della fonte. Che peraltro si spinge oltre, ed elencati otto roghi sospetti, avvenuti tra il maggio del 2010 e l’aprile del 2011, nell’articolo di Carlo Catena uscito su Il Cittadino del 22 gennaio traccia considerazioni non meno interessanti. Come quelle su Italia 90, la società con sede operativa a Ospedaletto Lodigiano, attiva in una decina di comuni del Lodigiano e finita a processo per l’appalto sulla raccolta dei rifiuti di Sant’Angelo. E se in tribunale, a Lodi, la medesima non dovrà rispondere di alcuna associazione a delinquere, la commissione d’inchiesta sottolinea ugualmente come le indagini patrimoniali avviate nel 2009 dall’allora questore di Lodi, Paolo Pifarotti, avessero fatto emergere come Italia 90 si sostenesse “soprattutto grazie a ingenti capitali di provenienza sospetta, affluiti su numerosi conti postali e bancari accesi a Palermo”. Palermo, appunto, dove i manager a processo vantano parentele ed amicizie “scomode”, almeno secondo la giustizia, come quelle con le famiglie Abbate e Madonia. Di relazioni tra gli incendi e il caso Italia 90, a tale ed altri propositi, la commissione bicamerale non ne rileva: ma rimarca, riferendosi alla società, come “nell’ambito della metodologia mafiosa” rientrino “lo sfruttamento e il maltrattamento dei dipendenti, che si sono visti negare, come documentato in atti, i più elementari diritti sindacali”. Quindi? Punto e a capo. Anzi, no.
mercoledì 23 gennaio 2013
FOULS TO GIVE
PUZZA DI BRUCIATO
Se a due anni dall’inizio delle indagini dalla Dda milanese non filtra alcuna novità, ci piace infatti pensare (o quantomeno sperare) che la relazione della commissione guidata da Gaetano Pecorella risvegli l’attenzione sul fenomeno della classe politica. Che all’epoca, fatta qualche eccezione (come quella del fresco ex sindaco di Lodi, Lorenzo Guerini, citata nella relazione della bicamerale) raccolse e cavalcò “bipartisan” gli allarmi suonati dai media e dalla società civile, arrivando a istituire persino una commissione d’indagine conoscitiva in Provincia; ma che oggi (sempre con qualche eccezione) pare avere un po’ rimosso il problema dalle proprie agende. E sì che quello della legalità, nelle agende dei candidati, dovrebbe essere tra i primissimi punti. Staremo a vedere: soprattutto alle prossime regionali lombarde, che del malsano rapporto tra partiti, pubblica amministrazione, corruttori, “malapolitica” e clan malavitosi sono fondamentalmente figlie. Ma ne riparleremo, presto, un’altra e un’altra volta ancora. Anche per il Lodigiano, che alla questione lombarda è fisiologicamente legato, e dove il discorso elettorale è solo leggermente differito. Su quello delle infiltrazioni malavitose nel territorio, valgano invece le parole di Armando Spataro, non propriamente pizza e fichi, datate l’estate scorsa. Le notarono Giulio Cavalli, gli spettatori di Rai Tre e pochi, troppo pochi altri ancora. Noi le riportiamo adesso, perché crediamo che purtroppo valgano ancora.