... che effetto fa, sentire raccontare il proprio omicidio?
Giulio Cavalli, l'attore e autore teatrale lodigiano che la lotta
alle mafie l'ha portata sui palchi, nelle pagine dei suoi libri e nei palazzi
della politica, lo ha descritto così, in un agghiacciante post sul suo blog.
E mi ha scosso, ha scosso, rivelando come un pentito, Luigi Bonaventura,
abbia svelato il piano stabilito dalle 'ndrine per eliminarlo,
senza destare sospetti, magari approfittando di un "buco" in quella scorta
con la quale l'attore convive ormai da anni, che a un certo punto stava
per essergli revocata, ma che infine, per fortuna, gli è rimasta assegnata:
nella solidarietà di molti, certo: ma anche tra i dubbi e le insinuazioni
dei troppi che, oggi, di fronte alla realtà di tanti fatti, talvolta preconizzati,
(la malapolitica lombarda, alcune grandi operazioni della magistratura,
fino all'esplosione delle inchieste attorno al business delle slot machine)
forse dovrebbero fare un pizzico di autocritica, e un bagno di umiltà.
Perché nei panni di Giulio, nel bene delle sue lotte,
e nel male che gli vorrebbero fare i suoi nemici, c'è lui, lui solo.
Ma leggendo questo, e ascoltando questo,
dovremmo provare a stringerci un po' tutti, attorno a quei panni.
Credo che Giulio ne abbia voglia e bisogno.
E credo che, in fondo, ne avremmo bisogno anche noi.
Ps 1: A causa di meccanismi informatici di cui ignoro la natura,
scrivendo una parola (che qui non ripeto) è apparso automaticamente
un link: ho provveduto a cambiarla, vediamo se lo scherzetto continua.
Nel frattempo, mi scuso per l'involontario link.
Ps 2: Il sospetto è legittimo, figuriamoci in democrazia.
Ma che tristezza, il tenore dei commenti alla notizia sul sito
del Cittadino sul piano per uccidere Giulio.