lunedì 18 febbraio 2013

FADEAWAY JUMPER




IL SOGNO, L’UMBERTO E …

… quattro chiacchiere da pub, 
brindando alla differenza tra un ideale e un’ideologia, 
o riflettendo su quei "maitre a penser" che, 
pontificando sui tanti mali del  Paese, li banalizzano con volto sofferto 
e tono grave, senza in realtà proporre alcuna concreta ricetta per guarirli. 
Beh, se lo fanno loro, penso, posso farlo pure io. 
Così, spinto dalla seconda (half) pinta, guardo al voto che si avvicina 
e alzo nostalgicamente  l’asticella, rimpiangendo quel “sogno” di un’Italia nuova, equa, onesta e invidiata che nessuno, nel panorama politico attuale, sembra volerci o poterci regalare. 
Oh, attenzione: trattasi di suggestione potenzialmente pericolosa,
se improvvidamente maneggiata. Basti pensare a chi, ultimo in ordine di tempo, ha provato a vendercelo: Silvio Berlusconi.
Votare per credere. Fatto, ma anche basta, grazie.
Eppure il sogno mi chiama, ancora. Non riesco a smettere di rinunciarvi. 
Penso, con invidia, all’America di Obama. Poi vado al cinema per distrarmi, 
ma finisco su Lincoln e il magone aumenta. 
E qui? Nulla? Se mi guardo in giro, trovo poco. Ma qualcosa trovo.
                                         
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Non devo nemmeno andare troppo lontano, geograficamente e nel tempo. Pochi mesi e una quarantina di chilometri appena, 
quando Umberto Ambrosoli, figlio di cotanto padre, e cotanto uomo in pectore, ha deciso di scendere in campo per provare a governare la Lombardia. Che è regione, al di la degli stereotipi, ricca non solo economicamente,   
ma anche di una storia, di una cultura e di una tradizione che gridano vendetta, al cospetto del malaffare che da anni ne sta corrodendo ogni tessuto. Eccola qua, allora, la suggestione. 
Il “sogno”, di un uomo onesto, capace di convogliare anche quella sinistra altrimenti troppo spesso ideologica, e troppo poco idealista. 
Il “sogno”, di un cittadino onesto, per una scelta civica, ma civica per davvero: aperta a molti, ma non a tutti. Pregasi, cortesemente, astenersi perditempo e disonesti. C’è tanto da fare, possibilmente, irrimediabilmente, bene.

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Sì, ma quanto vale, questo “sogno”? In tutta sincerità: è difficile, a dirsi. Perché l’uomo, con i suoi uomini, sono tutti da verificare, alla prova dei fatti. Ma le premesse ci convincono, davvero: e allo stato dell’arte, tanto ci basta per dire che ne varrebbe la pena.
Di certo, però, poco o nulla varrà “il sogno” se non diventerà realtà.
E ciò al netto dell’alternativa, quella leghista-maroniana, macchiata ai nostri occhi più dall’alleanza senza amore, senza rispetto e per esclusivo calcolo politico con l’imploso (ma ancora decisivo) Pdl, piuttosto che dalla diffidenza verso una classe di amministratori che, in vent’anni  d’esperienza, qualcosa di buono qua e la avrà anche prodotto. No, scusate, ma così non ci piace.
Mentre dispiace, sinceramente, che alla sfida dell’Umberto non abbia pensato di aggregarsi quel Gabriele Albertini che pure, forse, qualche affinità con Ambrosoli potrebbe pure averla: tanto da aver effettivamente offerto al rivale, in un confronto diretto televisivo di raro (per questi tempi) fair play e leggerezza, un ruolo da assessore alla legalità e alla trasparenza nella sua ipotetica giunta regionale. Giunta che, smarcatosi dall’ingombrante fantasma del Pdl, ma ficcatosi in corsa solitaria tra l’incudine e il martello, ho però l’impressione che resterà solamente nei suoi, di sogni.

A meno che, chissà, i ruoli non si invertano. Che Ambrosoli vinca, e apra al più esperto e navigato rivale; come il saggio Lincoln brigò coi democratici per l’ancora più nobile fine dell’abolizione della schiavitù.
Ma questo è un altro “ sogno”,  il “mio post-sogno”, me ne rendo conto.
E ho tanta paura, la mattina del 26 febbraio, di svegliarmi e scoprire che sono sfumati entrambi. E che quella “primavera autunnale” spinta dal fresco vento del rinnovamento, corroborata dall’entusiasmo delle primarie, ma ingrigitasi con la fine delle stesse, si sciolga come neve su un marciapiede, 
lasciandoci in bocca il sapore di una grande occasione mancata.

Che fare? Io lo so. Continuerò a sognare. Sempre che Emily non mi svegli.
Halfberto